Informarsi è partecipare - Gruppo consiliare "Uniti per Godiasco" - Godiasco Salice Terme (PV)


venerdì 1 maggio 2009

Auspichiamo una frana

No, non siamo impazziti. In questa terra d'Oltrepò martoriata da decenni di frane auspichiamo una nuova frana: non degli instabili terreni, ma di un sistema di potere che non ha saputo governare il territorio nei decenni trascorsi. Un sistema di potere che ha sostanzialmente sprecato miliardi di denaro pubblico per non risolvere nulla. Un sistema di potere che ha dimostrato di non essere all'altezza dei compiti gravosi cui era chiamato. Non gli è mancato il tempo, non gli sono mancate le risorse pubbliche: è mancata la capacità di agire in modo fattivo, trasparente, utile. Gli anni sono passati e ciò che è stato capace di fare è sotto gli occhi di tutti. Un fallimento dei vari "potenti" con i loro uffici speciali iper finanziati a piè di lista, con la Comunità Montana che ha saputo solo accrescere il numero dei comuni aderenti (ora fortemente ridotti per intervento statale/regionale) senza concretamente risolvere nulla. Ora le prossime elezioni amministrative saranno l'occasione per cambiare pagina, per mettere alla prova energie nuove con idee nuove, nella trasparenza amministrativa, per il risanamento dell'ambiente, per la gestione del territorio, per lo sviluppo economico.
Oggi un bello e documentato articolo su La Provincia (invitiamo ad acquistare il giornale) a firma di Fabrizio Guerrini racconta le fallimentari e costosissime politiche poste in atto negli ultimi 30 anni per la salvaguardia del territorio: sono gli anni in cui è stato in sella sempre lo stesso gruppo di potere, in comune a Godiasco, in Comunità Montana. Ci chiediamo quale credibilità abbiano quelle persone nel riproporsi ancor oggi alla guida di questa zona.

L'articolo ....

L’Oltrepo che frana, la storia dei piani perduti
Dall’Ufficio speciale ai «campanili d’oro», i vertici con la nostalgia dell’Aquater

A febbraio la previsione «Se non si agisce si rischia un disastro» FABRIZIO GUERRINI
Mille frane, 200 miliardi di vecchie lire stanziate già prima dell’euro, un’inchiesta per peculato condotta dall’ex pm Di Pietro, un vertice «urgente» all’anno dal 1978, una legge speciale regionale per l’Oltrepo e un Ufficio speciale per tentare di applicarla: da 31 anni le istituzioni e i politici combattono la loro guerra sul fronte dissesto idrogeologico. Non è mai stata vinta perchè il fango, prima o poi, riapre nuove ferite. Difficili da chiudere. Tre nubifragi negli ultimi due anni sono lì a dimostrarlo.

Solo ora stanno arrivando i risarcimenti per quello del 2007.
«La Regione Lombardia provvede al riassetto territoriale e socio-economico dell’Oltrepo pavese, compromesso da eccezionali dissesti idrogeologici, mediante un progetto di interventi...». 5 settembre 1978, l’Oltrepo franava. Si sapeva di dover fare qualcosa, già 31 anni fa: nascono una legge speciale e l’Ufficio speciale per Oltrepo. La sede è a Voghera in un cubo di cemento armato, oggi in disarmo, che la Regione ha affittato dalla Maa assicurazioni. La regia della lotta alle frane è in via Carlo Marx, ma è la Democrazia cristiana a tirare le fila di progetti e decisioni. Primo presidente dell’Ufficio speciale è Giovanni Azzaretti, consigliere regionale e poi senatore: l’«uomo di Varzi», come lo definiscono nel partito per definirne il carattere ostinato e determinato, tipico della montagna d’Oltrepo. Che frana. Azzaretti è amico e stretto referente di Giuseppe Guzzetti che, nel 1979, diventa presidente della Regione e dà impulso, nel 1980, a un nuovo provvedimento legislativo per l’Oltrepo franante. Servono soldi. E progetti. Nel 1982 ecco il piano Aquater, la prima mappatura globale del dissesto: la frana posto per posto.
Un punto di partenza, mancato. L’Aquater affonda nei cassetti regionali. L’Oltrepo intanto frana. Crepe nella vigne, nelle case, nelle chiese e nei rapporti tra i politici.
1989. Antonio Di Pietro, prima di «mani pulite» passa, da sostituto procuratore a Milano, dai «campanili» tremolanti d’Oltrepo. Quelli che, per il socialista Ugo Finetti vicepresidente regionale, Psi, diventano «campanili d’oro». Azzaretti è accusato di peculato: il dissesto come pretesto per conquistare i voti dei parroci. Frane e fede. Siluri. Voci di una cena a Rivanazzano con Azzaretti, il ministro Zamberletti e funzionari regionali per definire la pratica. Voci, poi, di una lettera indirizzata da Azzaretti al nuovo ministro della protezione civile Remo Gaspari per ottenere due miliardi da destinare a 109 edifici di culto in pericolo. Voci. Il caso giudiziario sarà archiviato. La miglior difesa dell’ex senatore, uscito totalmente indenne dall’inchiesta, è che in realtà nessun parroco vide mai una lira. L’«uomo di Varzi», in realtà, della lotta alle frane non ne fa una questione democristiana. Trova l’appoggio trasversale di altri leader locali. Dal parlamentare socialista Renato Garibaldi (divenuto presidente dell’Ufficio speciale) al senatore comunista Luigi Meriggi. «Gli ultimi tre che hanno provato a frenare le frane» dicono vecchi sindaci. Tre più Giancarlo Abelli, il consigliere regionale Dc, oggi deputato, che chiude, con la sua presidenza, la fase militante dell’Ufficio speciale. L’Oltrepo diventa con il tempo meno «speciale». L’Ufficio prima si trasferisce a Voghera in via Bellocchio 6, rinominato «Unità operativa per gli interventi speciali Oltrepo». Nel 2000 muore. Ma le colline continuano a franare: il Rio Frate porta in via Emilia a Broni il fango dei vigneti dopo ogni temporalone estivo; la provinciale 186 della Val Staffora, la Brallo-Colletta, la Casanova-Passo del Giovà si fratturano e sono stravolte dal pietrisco. Promesse che franano. Nel novembre 1997, l’assessore provinciale Vittorio Poma, un altro dc sul fronte frane, denuncia l’oblio regionale di fondi e progetti inviati a Milano. Il 20 maggio del 1998 la prefettura di Pavia vara il piano d’emergenza frana: 33 Comuni coinvolti. Si fa riferimento al Progetto nazionale Avi (Aree vulnerate italiane per alluvioni e frane) che dovrebbe censire tutto ciò che può destare allarme sul territorio nazionale. Prevenzione a perdere. Il 10 giugno 1998 un convegno a Godiasco racconta di mille frane in agguato con la nostalgia di quel piano Aquater dimenticato. E si arriva al 2009. Sabato 14 febbraio Vittorio Poma, divenuto presidente della Provincia con Forza Italia, presiede a Codevilla un vertice sull’emergenza frane. Poma denuncia: «Soltanto l’Oltrepo, la Val Brembana e la Val Camonica sono di fronte a una situazione così disastrosa. Solo la sensibilità del Pirellone può salvarci prima che arrivino la primavera e le piogge». La primavera è arrivata. Le piogge anche. Infine, lunedì scorso, le frane. Previsione, purtroppo, azzeccata. L’Oltrepo non dimentica di avere un cuore scivoloso. E frana. Nulla di nuovo sotto la pioggia. Con la sensazione che anche i fondi siano arrivati sempre più a pioggia. Da conteggi ufficiosi si parla di circa 200 miliardi di vecchie lire investite dal 1978 ad oggi. Si spende dopo che il guaio è fatto o si deve sperare che i soldi arrivino per tempo prima. Con il fiato che resta sospeso alla frazione Livelli di Bagnaria (il progetto è al via) così come alle frazioni di Montù Beccaria, zone minacciate da costoni ballerini. A Santa Maria, solo un paio di settimane fa, i sindaci della valle hanno rilanciato l’allarme lungo la delicata dorsale del torrente Versa. Si lotta contro il tempo, in tutti i sensi. Con una certezza scientifica. Le frane, e lo si è visto lunedì notte a Broni, non ci mettono molto: un fischio e dopo dieci secondi è tutto finito. Tutto.

giovedì 30 aprile 2009

Nuove idee: la BEVILONGA

Lo sviluppo del territorio richiede impegno e fantasia. Ne danno prova a Rocca de' Giorgi con l'iniziativa LA BEVILONGA organizzata fra vari produttori di quelle specialità dell'Oltrepò che tutti dovremmo impegnarci a far conoscere.
Complimenti per l'iniziativa simpaticamente ispirata ad esperienze fatte nelle Langhe. Siamo certi che avrà una buona riuscita: i produttori che sponsorizzano sono molto validi, il luogo è bello .... cosa desiderare di più ?
Ne parla un articolo de La Provincia che di seguito riportiamo:
GIOVEDÌ, 30 APRILE 2009 Pagina 31 - cronaca
Rocca prepara la «Bevilonga» del buon vino
ROCCA DE’ GIORGI. L’enologia di qualità diventa marketing. Cresce la filiera territoriale dell’agroalimentare, un’alleanza che non teme il maltempo. Non solo ristoranti, cantine e agriturismi. Oggi è l’era delle aziende vinicole più blasonate che diventano location per grandi appuntamenti. La tenuta Giorgi di Vistarino sarà la suggestiva cornice della prima Bevilonga di Rocca De’ Giorgi. Partner il salumificio Magrotti di Montesegale, il caseificio Oranami in località Pizzocorno di Ponte Nizza e la pasticceria Rovati di Broni. L’evento è in agenda per domenica 10 maggio, a partire dalle 11. «Sarà una manifestazione dedicata a chi ama scoprire vini e prodotti tipici - spiega Ottavia Giorgi Vistarino - Apriremo le porte di Villa Fornace, ma il set sarà l’Oltrepo pavese». L’idea di Bevilonga nasce dall’intuizione di Manrico Bersani, che ha pensato di promuovere direttamente i vini e le tipicità del territorio, valorizzando le risorse legate alla storia e alla tradizione enologica delle regioni dove le tenute sono localizzate. Bevilonga è un movimento di appassionati di enoturismo. Da Villa Fornace, lungo un percorso di circa 6 chilometri, sarà possibile degustare gli straordinari vini dell’azienda vitivinicola Conte Vistarino. In degustazione Pinot nero, Bonarda e Buttafuoco. Preiscrizioni aperte sino all’8 maggio anche dal sito www.bevilonga.it. Vino, natura e cantina storica: ecco il menu di una domenica dedicata alla vitivinicoltura che diventa turismo. «Tenteremo una formula nuova sul territorio - promette Ottavia Giorgi Vistarino - e con l’aiuto del bel tempo faremo tutto il possibile per regalare un grande evento alla provincia e agli amanti del vino».

Crediamo che sarebbe molto bello se, almeno nella valle Staffora, esistesse un coordinamento delle varie proloco con il compito di disciplinare temporalmente le varie iniziative, cercando di evitare sovrapposizioni se non altro tematiche, fra le varie località. Dovremmo convincerci che i vari paesi non sono in competizione fra di loro, ma tutti impegnati a valorizzare la nostra valle. Creare un calendario che distribuisca le varie manifestazioni in modo ordinato e coordinato andrebbe a beneficio di tutti. Pensiamo che le varie feste e manifestazioni siano organizzate per divertirsi, ma anche per attrarre pubblico, turisti e creare sviluppo attraverso la valorizzazione di ciò che la valle produce.

martedì 28 aprile 2009

13/8/2005 pag 23 de La Provincia

Ora i topi fuggono dalla nave. Dopo cinque anni di spalle anchilosate per votare sempre compattissimi come "indicato" dal capo maggioranza Berogno, oggi molti hanno cambiato casacca. Compattissimi allora nel respingere la nostra sacrosanta richiesta di adire le vie legali verso chi aveva rovinato la nostra società termale, anche per appurarne eventuali complicità e direttive, ora si differenziano e girano sinistri per il paese dicendo che siamo noi gli inaffidabili. Come grilli parlanti, ma privi di verità da raccontare, cercano, mistificando, una verginità che i fatti non gli consentono di avere.
Come ben racconta l'articolo de La Provincia sotto riportato, ci fu un consiglio comunale di fuoco (per chi fosse interessato esiste la registrazione sonora) in cui Bina sparò veleno sull'amministratore unico Somensini e sulla sua gestione delle terme che, ricordo, fece conseguire in 4 anni ben 4 milioni di euro di perdite oltre a 3,5 di debiti con le banche. Tacque tuttavia Bina sulle superiori responsabilità, su chi aveva sempre approvato i bilanci senza fiatare, anzi "dando ampio discarico all'operato degli amministratori" (così disse, ed è a verbale, l'azionista unico rappresentato da Elio Berogno).
Ora è tutto un distinguersi, coloro che ciecamente avevano approvato si staccano, ammaliati dalle nuove sirene che gli fanno sperare un posto un poco più al sole. Dietro front, avanti march ! Coerenza ? Sperarla da certe persone è da ingenui.
Articolo del 13 agosto 2005 pag 23

Terme: le verità di un dissesto

GODIASCO. Terme di Salice: storia di un dissesto. La contorta vicenda finanziaria dell’ente termale che, di recente, ha mutato gli assetti societari è stata ricostruita nel corso di un e teso (più nei contenuti che nei toni) consiglio comunale aperto. Consiglio riunito giovedì sera nonostante il periodo ferragostano. Una serata per ricomporre la crisi delle Terme di Salice. Nella sala consiliare del Comune di Godiasco non vola una mosca. Ci sono tutti, a parte il sindaco Angelo Deantoni assente per ferie. Al suo posto Elio Berogno, vicesindaco, presidente della Comunità montana e già primo cittadino godiaschese. E’ lui, forse non a caso, il presidente in occasione della seduta straordinaria voluta dall’opposizione, guidata da Alberto Sorrentino. Parlano i numeri, parlano le carte. E presto parleranno anche gli avvocati. Domande e verità più o meno di parte con un interrogativo di fondo: cosa ha provocato il maxi buco nel bilancio? Qualche risposta è arrivata. Un caldo consiglio d’agosto, quasi un duetto fra Sorrentino e Piero Bina, «traghettatore» delle Terme verso l’attuale privatizzazione all’indomani dell’estromissione del patron Maurizio Somensini, l’ex amministratore unico ora oggetto di un’azione di responsabilità intentata nei suoi confronti dal nuovo Cda. Bina apre la seduta snocciolando cifre, leggendo la relazione ad un bilancio rosso fuoco. Alberto Sorrentino, papillon, tono fermo e pacato, è pronto a replicare riga per riga. Un Sorrentino incalzante che spulcia fra verbali e dichiarazioni che conosce a memoria, tanto da riuscire a leggerli anche con un paio d’occhiali presi in prestito in aula. Le carte proiettano il bilancio della crisi, quello che precede la ricapitalizzazione operata dal gruppo immobiliare Camuzzi International di Ruggeromassimo Jannuzzelli. Una holding che, appianati i debiti con le banche e la Juventus, ora si prepara ad acquistare la maggioranza delle azioni. «Le Terme sono arrivate alla fine del 2004 con 3 milioni 369 mila euro di fondi da reperire - ricorda Bina di fronte all’assemblea -. Ad attendere fuori dalla porta c’erano fornitori e soprattutto le banche. La privatizzazione era obbligata». Obietta Sorrentino: «C’erano altre strade per ripianare la crisi di liquidità. Come? Per esempio mettendo all’asta immobili delle Terme. Perché non si è pensato, per esempio, al Nuovo Hotel?». Una serata scandita da tante domande, ma anche da molte risposte. «Le Terme, specializzate in cure e dal 2000 sponsor di società sportive, non hanno mai svolto un’indagine sulla clientela per capire quale fosse il rapporto costi-ricavi - spiega Bina lasciando la platea di stucco -. Il buco più grande è stato quello derivante dal contratto legato al complesso Negrini President che dal 2001 al 27 febbraio 2005 ha provocato un disavanzo pari a 751 mila euro. Doveva essere il volano fitness & beauty». Poi il dato più alla portata: «I clienti nel 2004 sono stati 20mila 250, dei quali soltanto 5015 senza convenzione col Sistema sanitario nazionale. 15245, invece, avevano una delle 675 convenzioni stipulate fra l’azienda e vari enti. La fonte di perdite più grossa? Le convenzioni, che prevedevano pacchetti omaggio e sconti del 40% sulle cure. La maggior parte, esauriti gli omaggi, rinunciava a proseguire. A fronte di ricavi pari a 44 euro per ognuno degli oltre 15mila clienti, le Terme ne spendevano 80». Pronta la replica di Sorrentino: «Ma dov’erano sindaci e revisori dei conti? Tutte politiche che il direttore commerciale proponeva e altri autorizzavano?». Bina: «L’unico ad avere potere di firma era l’ex amministratore unico. Sindaci e revisori sanno comunque che potrebbero essere chiamati in causa». Berogno: «Le Terme non avevano un direttore commerciale, Pier Liberali era un consulente esterno». Sorrentino: «Signor Bina oltre alla sua remunerazione il consulente esterno aveva anche una percentuale sull’incremento dei fatturati? E a nessuno è mai venuta la curiosità di sapere quanto prendesse?». Bina: «Liberali aveva una percentuale sull’incremento degli introiti. Liberali e le Terme sono in causa, perché lui non ha gradito il licenziamento e la società vuole indietro quattrini. Per questo abbiamo incaricato un legale». Un licenziamento che, invece, secondo Liberali sarebbe tecnicamente impossibile per le modalità utilizzate. Pare inoltre che a preoccupare Liberali fossero piuttosto i costi del personale, cresciuti di molto a partire dal 2000. Verità contrapposte. Così Berogno in consiglio: «Sul compenso di Liberali sono stato io a sollevare obiezioni un anno fa». Altro capitolo? Le tessere omaggio. «Prima dell’insediamento del nuovo Cda - racconta Bina - ne circolavano 2mila 500, delle quali solo il 20% utilizzate. Oggi quelle attive sono 30». Poi l’operazione Juventus. Berogno: «Gli enti pubblici hanno versato fino all’ultimo spicciolo alle Terme. Gli sponsor hanno fatto la loro parte. Nel 2003 e nel 2004 abbiamo ricevuto zero euro dagli operatori locali. Per dare continuità all’operazione Juve serve l’impegno di tutti». Sorrentino: «E pensare che alla Pro loco date poche centinaia di euro l’anno...».

lunedì 27 aprile 2009

Bando per l'installazione di impianti solari termici

Finanziamenti Bando per l'installazione di impianti solari termici
D.D.G. n. 2501 del 16 marzo 2009
Il bando è in attuazione dell'Accordo di Programma tra Regione Lombardia e Sistema Camerale Lombardo al fine di sostenere le imprese lombarde - micro, piccole e medie - nei processi di innovazione per l'efficienza energetica.

Le risorse disponibili, € 1.236.300,00, sono € 848.555,00 a carico della R.L e € 387.745,00 a carico CCIAA.
Le imprese beneficiarie per accedere al bando dovranno essere iscritte al Registro delle Imprese e presentare la domanda con procedura telematica.
Le domande dovtranno essere presentate dalle 9,30 del 26 marzo 2009 alle 12,00 del 26 maggio 2009.
Il contributo verrà concesso se l'impianto verrà realizzato entro 240 gg. dalla data di pubblicazione sul BURL della graduatoria.
L'erogazione del contributo, che sarà curata dalle CCIAA provinciali, avverrà in una unica soluzione al termine dei lavori e ad esito favorevole delle verifiche effettuate.
Per l'accesso alla procedura on-line e per scaricare il Bando, il Manuale di supporto alla compilazione, e la domanda per partecipare alla gara, clicca qui.
Per ulteriori informazioni è possibile contattare gli Sportelli Ambiente delle CCIAA, oppure inviare una mail all'indirizzo solare_termico_imprese_bando2009@regione.lombardia.it o alle caselle di posta elettronica dei referenti delle CCIAA provinciali indicate nel bando.
Data apertura: 26/03/2009

TERMINE PRESENTAZIONE OFFERTA: 26/05/2009

PUBBLICAZIONE: 26/03/2009

Noi crediamo che una buona amministrazione debba segnalare a chi interessato e con sede nel territorio comunale tutte le possibili fonti di finanziamento. E crediamo anche che debba fornire assistenza burocratica nella istruzione delle pratiche

Latte fresco ad 1 euro ? Commento ricevuto

Riceviamo e riportiamo .....

Nella galleria dell'iper di tortona c'è il distributore di latte fresco Montebore. (latte delle nostre colline da cui si ricava il formaggio dop). la tenuta Peregalla di Rivanazzano sta predisponendo la stessa cosa. alcuni comuni hanno predisposto anche fonti di acqua potabile gratuita (liscia o gasata) di maggiore qualità rispetto a quella che sgorga dai rubinetti e che, pur essendo microbiologicamente pura, spesso non è organoletticamente così piacevole.

domenica 26 aprile 2009

Istruzioni per l'uso

In alto a sinistra di questa pagina appare una "B" bianca in campo rosso. La affianca una stringa, uno spazio bianco. Se si è interessati a qualche argomento in particolare, si possono scrivere in quello spazio delle parole chiave relative all'argomento e poi basta cliccare su "cerca nel blog": appariranno tutti i post contenuti nel blog che contengono le parole impostate.

Latte fresco a 1 euro ?

Un distributore di latte fresco a 1 euro al litro ? A San Genesio ed in tante altre località della Lombardia è una realtà. Potrebbe essere una buona idea anche da noi ? Sempre disponibile, a buon prezzo, genuino.
Questa ed altre iniziative sono possibili per usufruire delle produzioni locali: prodotti di un'agricoltura attenta alla qualità, che opera vicino a noi, sotto i nostri occhi. Ortaggi, frutta e verdure prodotti in loco che potrebbero essere commercializzati nei nostri mercati settimanali in Godiasco e Salice. Una rivitalizzazione di mercati ormai quasi estinti, con pochi rivenditori per la maggior parte di "cineserie" che non servono a nulla e che non offrono alcuna soluzione alternativa al diradarsi dei negozi di vicinato, strangolati da un sistema di supermercati invasivi quanto inarrivabili per tutta quella parte di popolazione che non dispone di mezzi di trasporto, in particolare gli anziani.
Noi abbiamo proposto all'amministrazione, sempre sorda alle istanze, di cambiare la sede del mercato a Salice per spostarlo in una locazione più ampia che riuscisse ad ospitare anche i produttori e rivenditori di prodotti locali. Hanno solo capito di spostare, ma tutto il resto è rimasto come prima. A Godiasco poi, non hanno mosso nulla. Conclusione: O Gulliver, o Iper, o nulla. Noi crediamo che sia possibile e doveroso fare di più e di meglio.

Monetizzazione dello standard

Che roba è ? E' facile darne una spiegazione semplice. Ogni lottizzazione deve approntare, in base ai metri cubi costruiti, una certa area da adibire a pubblico parcheggio e verde pubblico. Questo farebbe tuttavia conseguire una serie di piccoli parcheggi e micro aree di verde, troppo onerose da accudire per il comune. Una legge prevede quindi che il lottizzatore possa "monetizzare" questo adempimento, versando nelle casse comunali un importo in funzione dei metri di parcheggio e di verde pubblico che avrebbe dovuto realizzare. Questo allo scopo di dotare l'ente pubblico di somme in grado di costruire ampi parcheggi ed aree verdi unendo le varie somme introitate, la monetizzazione dello standard. . Tale ordinamento derivava dalla legge 10/77 che obbligava i comuni a versare gli importi percepiti in un conto vincolato per realizzare opere di urbanizzazione. Questa legge veniva attenuata dal DPR 380/2001 che omette di indicare tale preciso obbligo di destinazione. In Lombardia la legge regionale 12/2005 art 46 comma 1 punto a corregge il tiro "I proventi delle monetizzazioni per la mancata cessione di aree sono utilizzati per la realizzazione degli interventi previsti nel piano dei servizi, ivi compresa l'acquisizione di aree a destinazione pubblica". Tale intento viene vanificato da una circolare del Ministro Tremonti e poi dalla finanziaria 2007 del governo Prodi che permette la libertà di utilizzo per il triennio 2008/2010.
Nella sostanza l'amministrazione comunale di Godiasco, prima Berogno e poi Deantoni, percepisce dal 2001 sostanziosi contributi a titolo di "monetizzazione dello standard" in tutte le lottizzazioni (e quante ce ne sono state) con i quali avrebbe dovuto, nello spirito della normativa, realizzare parcheggi e verde pubblico: non ha fatto nulla e tutti questi denari sono finiti nelle spese ordinarie. Così il verde pubblico langue, i parcheggi (specialmente a Godiasco) sono scarsi e non si è avuto stimolo a razionalizzare la macchina comunale per diminuire gli spreche che la rendono costosa ed inefficiente. Siamo contenti così ?

martedì 7 aprile 2009

In Abruzzo



visitate il sito http://www.cri.it/

Ci sono poche cose da dire di fronte a queste immagini. Ognuno ha la propria sensibilità e la propria capacità di commuoversi e di provare dolore e pietà per le tante vittime e per tutti coloro che, vivi, affrontano questo disastro. Tanti hanno perso parenti, amici, figli, genitori. Ancor più sono quelli che hanno perso ogni bene materiale, magari conquistato con duro lavoro e fatica nel corso degli anni. Crediamo che sia impossibile, per chi fortunatamente non è direttamente e materialmente coinvolto, riuscire a capire appieno un dramma come questo e come tutti gli altri che accadono quando le forze estreme della natura si abbattono con violenza su persone, animali e beni.
A tutti noi resta solo la possibilità ed il dovere di cercare di portare un piccolo aiuto.

Conti correnti e donazioni

Il quotidiano "il Centro" di concerto con il gruppo editoriale
Finegil-Repubblica-L'Espresso e con le Casse di risparmio dell'Aquila -
Carispaq, di Pescara - Caripe e di Teramo - Tercas
lancia una sottoscrizione popolare per aiutare le famiglie
aquilane sconvolte dal sisma.
Chiunque volesse contribuire con una somma in denaro può farlo utilizzando
i numeri di conto corrente sotto elencati:

Banca CARISPAQ SPA
"Vittime terremoto L'Aquila"
Codice Iban: IT 53 Z 06040 15400 000 000 155 762
Codice Bic: BPMOIT22XXX

Banca CARIPE SPA
"Raccolta fondi pro terremotati d'Abruzzo"
Codice Iban: IT 19 B 06245 15410 000 000 000 468
presso Banca Caripe Spa Sede Pescara
Corso Vittorio Emanuele 102/104 - Pescara.

Banca TERCAS SPA
"Raccolta fondi pro terremotati d'Abruzzo"
Codice Iban: IT 48 L 06060 15300 CC 090 005 35 65
presso Banca Tercas Spa Sede Teramo
corso San Giorgio 36 - Teramo.


La Caritas Italiana ha istituito un fondo di solidarietà promuovendo una colletta per aiutare la popolazione abruzzese. Per sostenere gli interventi in corso (causale “TERREMOTO ABRUZZO”) si possono inviare offerte a Caritas Italiana:

- tramite C/C POSTALE N. 347013 o
- tramite UNICREDIT BANCA DI ROMA S.P.A.
IBAN: IT38 K03002 05206 000401120727
BIC: BROMITR1707 (per i bonifici dall'estero)

Offerte sono possibili anche tramite altri canali:

Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012 (BIC: BCITITMM)
Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma - Iban: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097 (BIC: BKRAITMM)
Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113 (BIC: CCRTIT2T84A)
CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06... (orario d’ufficio)


C'è anche il fondo della Caritas diocesana di Roma. È possibile contribuire alla colletta di solidarietà con: Versamenti c/c postale - numero di conto corrente postale 82881004 (IBAN: IT77K0760103200000082881004) intestato a Caritas diocesana di Roma, specificando nella causale «Terremoto Abruzzo»; Bonifico bancario - IBAN: IT13R0306905032000009188568, specificando nella causale "Terremoto Abruzzo".

Anche la Caritas Ambrosiana, che fa capo alla Diocesi di Milano, ha avviato una raccolta fondi aprendo un conto corrente. E' possibile sin d'ora esprimere concreta solidarietà partecipando alla "raccolta fondi - causale Terremoto Abruzzo 2009 - donazione diretta presso l'Ufficio raccolta fondi di Caritas Ambrosiana, via San Bernardino 4, Milano (orari: dal lunedì al giovedì dalle ore 9.30 alle ore 12.30 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30 e il venerdì dalle ore 9.30 alle ore 12.30)- conto corrente postale n. 13576228 intestato a caritas ambrosiana onlus - conto corrente bancario n. 578 - cin p, abi 03512, cab 01602 presso l'agenzia 1 di milano del credito artigiano e intestato a caritas ambrosiana onlus iban: it16p0351201602000000000578. Oppure donazione telefonica tramite carte di credito chiamando il numero 02.76.037.324 in orari di ufficio.

La Croce Rossa Italiana ha lanciato un appello di emergenza a livello internazionale, chiedendo a tutta la popolazione di "partecipare ad un grande sforzo di solidarietà per alleviare la sofferenza di tutte le vittime del terremoto" . Per effettuare donazioni alla Croce Rossa Italiana si possono utilizzare:

- il Conto corrente bancario C/C n. 218020, presso Banca Nazionale del Lavoro - Filiale di Roma Bissolati - Tesoreria - via San Nicola da Tolentino 67 - Roma; intestato a Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 - 00187 Roma; codice Iban IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020, codice Bit: BNLIITRR (per i bonifici dall'estero); causale pro terremoto Abruzzo;

- il Conto corrente postale n. 300004 intestato a Croce Rossa Italiana via Toscana 12 - 00187 Roma, codice Iban IT24 - X076 0103 2000 0000 0300 004, causale pro terremoto Abruzzo.

- è anche possibile effettuare dei versamenti online, attraverso il sito web della Cri.

Aiuti e raccolte
La Croce Rossa ha aperto la sala operativa nazionale di Legnano e i Centri interventi d'emergenza (Cie) di Verona, Roma, Potenza e Palermo per la raccolta di generi di prima necessità (coperte, vestiti, pannolini, latte in polvere, casse d'acqua) da spedire nelle zone terremotate. La Cri ha annunciato di avere già inviato nelle zona del disastro 10 mila coperte per fare fronte alle primissime esigenze delle persone rimaste senza abitazione.
L'associazione ambientalista "Fare ambiente" sta coordinando la raccolta di materiali di prima necessità presso la propria sede di Roma, in Via Nazionale, 243, tel. 06 48029924 .

Rifondazione Comunista sta organizzando iniziative di solidarietà con le popolazioni colpite dal terremoto.
La Federazione Prc di Pescara (via F. Tedesco, 8) funzionerà come centro di raccolta materiali e di accoglienza per gli evacuati. Singoli o strutture che abbiano la possibilità di accogliere gli sfollati possono chiamare il numero 085.66788.
Inoltre, chiunque volesse partecipare all'organizzazione dei soccorsi può chiamare: Federazione Prc Pescara: 085.66788 (accoglienza evacuati); Richi: 339.3255805 (generi di prima necessità come acqua, pasta, latte UHT, biscotti); Marco Fars: 334.6976120; Francesco Piobbichi: 334.6883166. Oppure si può spedire una mail al seguente indirizzo: piobbico@hotmail.com

Su Facebook si moltiplicano i gruppi che organizzano iniziative di solidarietà per le vittime della tragedia e i paesi coinvolti nel disastro. Anche Legacoop Nazionale e Legacoop Abruzzo si sono attivate distribuire generi di prima necessità, e in particolare acqua e latte, in coordinamento con la Croce Rossa. Ulteriori e più articolate iniziative di solidarietà e di sostegno alla popolazione dei centri colpiti dal sisma saranno definite nelle prossime ore, per rispondere alle esigenze che si manifesteranno ed in linea con le indicazioni che verranno fornite dalla protezione civile.

Numeri utili
La Protezione civile Abruzzo ha messo a disposizione un numero verde attivo 24 ore su 24 per richiedere informazioni: 800860146. Resta attivo 24 ore su 24 anche il numero della Protezione civile Abruzzo: 80.35.55.

lunedì 6 aprile 2009

Niente da fare per gli alberi perchè ....

Non è possibile fare nulla per gli alberi tagliati in cima a via Verdi a Salice. Ieri domenica abbiamo telefonato al numero 1515 del Corpo Forestale dello Stato. Abbiamo trovato una notevole cortesia e disponibilità, abbiamo spiegato la situazione e ci è stato promesso che avrebbero passato la segnalazione alla sede competente di Rivanazzano. Stamattina alle 9 si sono messi in contatto, denotando una notevole efficienza e disponibilità. Purtroppo hanno spiegato che sono tutelati solo il "bosco" e quegli alberi inseriti dal comune competente in un apposito elenco atto a preservare piante ritenute, per la maestosità o l'età o il particolare posizionamento, degne di tutela. Ovviamente dispiace di constatare che l'amministrazione che abbiamo è sempre stata lontana mille miglia dall'idea di tutelare qualcosa di diverso dalle lottizzazioni. Questo lascia un poco di amaro in bocca, edulcorato però dalla constatazione della disponibilità dimostrata dal CFS sia del centro operativo del 1515, sia dell'ufficio di Rivanazzano. Stavolta è andata male, ma la consapevolezza che esiste una autorità pronta ad intervenire in difesa dell'ambiente prendendo in serissima considerazione ogni segnalazione dei cittadini è una consolazione. Da questa esperienza ci viene naturale invitare ogni cittadino a telefonare prontamente al 1515 ogniqualvolta ritenga che qualcosa o qualcuno minaccia il nostro prezioso patrimonio verde.

domenica 5 aprile 2009

Basta alberi, viva le costruzioni !




E' vero, è ora di finirla con questi alberi, con queste vecchie querce che impediscono la vista sulle nostre belle colline lottizzate !
Tagliare, tagliare, tagliare ! Erano secche ? No, hanno ancora le gemme delle foglie che avrebbero fatto, ma cosa importa ? Tagliare ! Magari ci potremmo costruire qualche bella villetta in rigoroso stile "lidi ferraresi". I tre alberi erano vivi e vegeti, nella piazzetta in cima a via Verdi, quella piazzetta con quella insulsa rotatoria che nessuno rispetta e che vorremmo sapere a quale logica corrisponde. Erano tre alberi che stavano lì da decenni, belli e maestosi: tagliati (o potati bassi, come qualcuno sostiene). E' legittimo ? Ci sono i permessi della Forestale ? I vigili sono al corrente ? Hanno visto, hanno chiesto i motivi ? Mistero. I tre alberi sono lì, segati, monumento all'insipienza.
Noi non sappiamo se il taglio è legittimo o meno: che di dovere (da noi prontamente interessato) provvederà a controllare. Constatiamo solo che tre alberi SANI sono stati abbattuti nell'indifferenza di tutti, comune in primis.

Ancora costruzioni: rendono bella Salice ?



Ancora immagini riprese sul Viale Mangiagalli di Salice, accanto all'Istituto Don Gnocchi. Palazzine, villette, un grosso agglomerato abitativo che sta sorgendo. Ci chiediamo se fosse il caso di aumentare ancora la pressione abitativa su quellla zona. Ci chiediamo anche se sia stata potenziata la portata dell'acquedotto, visto che nei mesi estivi in zona capita di lamentare carenza di acqua. E ancora quale si prevede che sia lo stress che tali ulteriori abitazioni comporteranno per la rete fognaria "a valle" ovvero sul Viale delle Terme dove le tubature reggono un super lavoro determinato dalle tantissime costruzioni realizzate a monte. E stendiamo un velo pietoso sul lato estetico. L'amministrazione ancora per poco in carica aveva promesso che avrebbe vigilato per far sì che le nuove costruzioni fossero in sintonia estetica con quelle tradizionali del luogo. Niente di tutto questo, basta guardare le foto.
Consiglio per chi desidera che tutto ciò continui: votare ancora questi signori, daraanno il meglio di loro stessi !

sabato 4 aprile 2009

Conferenze stampa fantasma


E il buon Deantoni (che almeno pare che abbia il buongusto di non candidarsi) prende anche lui carta e penna e, nel lontano 15 dic 2005, ricusa una nostra richiesta di indire una pubblica assemblea per spiegare com'era andata la privatizzazione. Di più, promette una conferenza stampa assieme all'amministratore delegato delle terme.
Chi l'ha vista ?

Promessa di chiarezza mai mantenuta



Il probabilmente prossimo candidato sindaco Elio Berogno, enfant prodige della vita amministrativa di Godiasco, ebbe a scrivere (cosa pericolosa, perchè scripta manent) il 7 marzo del 2005 che, una volta esaurita la fase della privatizzazione, avrebbe convocato un consiglio comunale e poi una conferenza stampa per raccontare la sua verità sulla faccenda dello sballo dei conti delle terme. La lettera è allegata. In essa si prefigge di rispondere "alle ignobili, menzognere ed inopportune dichiarazioni rilasciate dagli ex responsabili delle Terme di Salice".
Non ci risulta che si sia mai tenuto un consiglio comunale ed una conferenza stampa come quella preannunciata. Non ne siamo tuttavia restati sconvolti: ormai ci siamo abituati a considerare le promesse di Berogno con un certo spirito scettico: basta guardare tutto ciò che era stao promesso nel programma elettorale sbandierato nel 2004 ...

lunedì 30 marzo 2009

Due commenti a Rivanazzano "TERME"

Riporto due commenti ricevuti per dare loro maggiore visibilità:

Esther ha detto...
grazie Alberto per il tuo impegno nel tenere vivo e aggiornato questo blog con informazioni puntuali e di grande interesse per noi salicesi. complimenti e auguri alla nuova Rivanazzano Terme, la cui vocazione sentiamo affine.

30 marzo 2009 10.11


Anonimo ha detto...
Finalmente un risultato referendario ai " SI " di Rivanazzano Terme di una stragrande maggioranza di cittadini Rivanazzanesi,ai quali io mi onoro e mi compiaccio di appartenere.Per chi non l'avesse capito ancora,mi chiamo Luciano Benedini ed è da sempre che auspico ,tra mille polemiche e campanilismi,che Salice Terme e Rivanazzano Terme si consorzino prima e si fondino dopo,nella Amministrazione,nella gestione,e nella visione Turistica e Termale del territorio.Complimenti alla giunta Ferrari di avere capito ed attuato il primo passo di un cammino di riscatto per il territorio che non si deve necessariamente fermare lì ma deve essere l'inizio di un percorso comune tra le due località.
Luciano Benedini

30 marzo 2009 13.27

domenica 29 marzo 2009

Rivanazzano "TERME"

Oggi 29 marzo le tanto attese votazioni per il referendum di Rivanazzano volto a mutare il nome in RIVANAZZANO TERME.
Ha partecipato al voto circa il 47 % degli elettori (1.853 voti espressi): i SI' sono stati una maggioranza schiacciante del 90% (1.633 voti), gli scettici che hanno votato No solo il 10% (206 voti), bianche 10 voti, nulle 4 voti.
Hanno vinto i SI' non essendo richiesto, per la validità del risultato, il raggiungimento di alcun quorum
.

Come gruppo UNITI PER GODIASCO siamo lieti di questo risultato.
Ora a fianco di Salice Terme (per circa un quarto territorio rivanazzanese) c'è Rivanazzano Terme: un territorio omogeneo, una vocazione termale e turistica omogenea, interessi omogenei.
Sarà ora più facile, speriamo, per le due amministrazioni, la godiaschese e la rivanazzanese, dialogare ed affrontare sinergicamente la sfida della tutela del territorio, della sua valorizzazione e promozione. Certo questo risultato referendario non è il punto di arrivo, ma quello di partenza. Ora necessita la buona volontà, la capacità di mettere la sordina ai campanilismi e le rivalità per stringersi nell'azione comune.
Se verremo scelti dagli elettori nella prossima tornata elettorale di giugno, il nostro impegno è fin da ora in questa direzione, nel reciproco interesse dei nostri due comuni.
Nell'attesa di questi sviluppi, le nostre congratulazioni all'amministrazione che questo cambiamento ha pensato, voluto e perseguito.

giovedì 26 marzo 2009

Capacità di programmare

Riceviamo da una lettrice di Salice l'intervento che letteralmente riportiamo: Capacità di programmare E' ormai molto evidente che la piazzuola davanti al Don Gnocchi è del tutto insufficiente: le auto sono parcheggiate per un discreto tratto su entrambi i lati del viale mangiagalli. Se si considera che proprio in questo tratto si sta ultimando una fungaia di costruzioni (e altre ne sorgeranno ancora???) che hanno devastato l'intero pendio, raschiando del tutto la vegetazione spontanea, e che certamente porteranno un aumento del traffico dei mezzi vari, mi chiedo se avremo ancora il coraggio di denominare "viale" questa strada, il cui dissesto non potrà che peggiorare. Forse qualche area di verde naturale potrà sopravvivere alla nostra insipienza? Forse è il caso di prevedere anche certe ineludibili necessità di parcheggio, come "servizio" alle strutture? Mi chiedo, disillusa, se la capacità di prevedere e programmare non faccia ormai più parte delle facoltà cognitive dell'uomo! Ester Meardi

Era il 16 febbraio 2007 e allora scrivevamo ..

Sono passati due anni da quando scrivevamo sul nostro sito (allora diverso da questo che usiamo ora)
http://www.unitiper.it/godiasco/modules.php?name=News&file=article&sid=80
per segnalare che in una intervista a La Provincia (qua in allegato) l'allora presidente delle Terme di Salice SpA pontificava che senza la clinica le terme sarebbero morte. Diligente gli teneva bordone l'ancora (per poco) sindaco Deantoni: o clinica o morte.
I fatti hanno dimostrato che le loro erano fandonie, parole in libertà dettate da tutto fuorchè da cognizione di causa.
La società Terme di Salice SpA, di cui il comune detiene ancora il 47% del capitale, ha chiuso l'esercizio terminato al 31/10/2008 in pareggio: sì, proprio così, in pareggio senza perdite. Sono solo stati attenti ai costi, non hanno diminuito il personale (anzi aumentato). Sono dei geni ? Non pensiamo, forse hanno solo amministrato con buonsenso, con correttezza amministrativa. Cose semplici, ma che nelle nostre terme non si erano mai viste, divorate da inettitudini, malvezzi, sprechi e .... chissà: tutte cose tuttavia per le quali nessuno ha pagato.
Adesso attendiamo con ansia l'attuazione del piano di sviluppo dell'azienda, ma questo bilancio in pareggio è già un bel passo ....
Ecco quello che scrivevamo due anni fa ...

Sensazionale! Il sindaco Deantoni è d’accordo con Azzaretti! Anche lui dice che per la sopravvivenza delle Terme è necessario fare la clinica perché oggi il termalismo da solo non consente più di tenere in vita un’azienda. E’ disinformato e smemorato. Gli abbiamo dimostrato, con un’accurata analisi, che è vero il contrario, ammesso che non vi siano interessi diversi da perseguire.
Certo che se ci sono mire per fare costruzioni e speculazioni varie all’interno del parco la cosa cambia aspetto, si tratta di attività speculative assai più lucrose alle quali sta reggendo la parte. Abbiamo due strani soggetti davanti: un sindaco che in nome di un interesse pubblico consente che tutti la facciano franca dopo aver affossato la società di nostra proprietà, che poi fa un bando di privatizzazione imponendo limiti alla partecipazione che sembrano fatti apposta per favorire quelli cui dà sempre ragione, che non richiede garanzie su nulla, che si vede cambiare il piano industriale sotto il naso per tre volte e sempre consente, che si fa liquidare ogni domanda con sufficienza dagli amministratori di ciò che è anche nostro ! Bel sindaco, complimenti.
E poi abbiamo un ex senatore che accusa in un articolo di "c’è chi dà consigli su cosa fare della proprietà altrui". Cosa ? La proprietà non è altrui, è anche nostra al 47%, tanto per cominciare. E certamente non è sua: lui governa da anni, come burocrate, non proprietario, il San Matteo; ora governa le Terme come presidente senza aver messo un euro per comprarne una sola azione.
Se permette, le Terme sono più nostre che sue e ne parliamo finchè avremo fiato. Resta comunque che il piano industriale con cui la Camuzzi International presentò la sua offerta di acquisto dell’iniziale 20% non parlava di clinica, ma di albergo. Data la stima che nutriamo per la competenza industriale del Gruppo Camuzzi, non possiamo pensare che sia stato un piano industriale fatto con leggerezza. Se pensavano, scrivevano e promettevano albergo significa che in quello avevano visto “business”. Vogliamo anche ricordare che il consiglio comunale approvò la vendita citando espressamente il gradimento per il piano industriale presentato, con l’albergo e non con la clinica.
Poi il presidente delle terme (senza azioni delle terme) si è sempre dichiarato, anche pubblicamente, disinteressato all’aspetto termale: talmente disinteressato da sbagliare addirittura la data di apertura, citando pasquetta e non il 26 febbraio citato dal suo servizio stampa soli pochi giorni prima. E ancora gioca sull’equivoco: come direttore generale del San Matteo ha firmato nel gennaio 2005 un progetto (quello approvato con delibera regionale 20888/05) assai difforme da quello che sta pubblicizzando ora. Si metta d’accordo con se stesso. Prima ha scritto e si è fatto approvare una clinica polifunzionale che si rivolge a ustionati, malati terminali, sportivi ecc., ora parla solo di sportivi. E ancora in consiglio comunale del 16/11/06 parlò di non fare ulteriori costruzioni nel parco, ora c’è chi mormora di un erigendo albergo a servizio della clinica, naturalmente all’interno del parco: ci piacerebbe sapere se corrisponde al vero.
Venga a confrontarsi con le persone, racconti davvero ciò che vorrebbe fare, lo metta per iscritto davanti a tutti, in ogni particolare. E lei, signor sindacosempredaccordo, si rende conto che dietro a tutta questa vicenda potrebbero esserci tanti grossi interessi: di chi? In cosa consistono? Non vorremmo sembrarle esagerati, ma ci permettiamo di farle notare che ci sono giudizi più severi, e con conseguenze più spiacevoli, di quelli espressi dagli elettori.

VENERDÌ, 16 FEBBRAIO 2007 La Provincia Pagina 26 - Nazionale di Fabrizio Guerrini
Senza clinica le Terme chiudono
Salice, Azzaretti lancia il suo messaggio "Convoco le famiglie e spiegherò tutto"
SALICE. "Lo dico chiaramente: se non dovesse nascere il centro riabilitativo, le Terme saranno costrette a chiudere. Addio Terme di Salice, addio possibilità di rilancio di tutto il territorio". Giovanni Azzaretti, presidente dell’ente termale e commissario del San Matteo, gioca d’attacco. Sta incassando polemiche durissime sul progetto di una nuova clinica al posto dell’ex grand hotel. Salice ospedalizzata, Salice depredata del suo storico parco: non si usano mezze parole tra i critici al progetto. Ragioni, torti. E tanto per gradire anche la sorpresa di un caso di legionella...
"Senta, partiamo proprio dalla legionella...". Il botta e risposta su presente e futuro termale inizia così.
Bene, presidente, legionella sia...
"No. Guardi legionella non è. E’ una vicenda di oltre sei mesi fa. Non riguardava le Terme. E mi sorprendo che esca adesso".
Le Terme però sono chiuse per lavori.
"Allora? Chiariamoci. Le Terme sono chiuse per lavori che riguardano la distribuzione delle acque. Erano lavori che io ho richiesto e preannunciato prima ancora che venisse evocato il fantasma della legionella. Non sono i soliti interventi di abbellimento. Non si può pensare di lucidare una Ferrari se poi il motore non funziona. Abbiamo investito 500 mila euro per sistemare la vasca di decantazione e quella di stoccaggio. La prima filtra l’acqua, la seconda garantisce l’approvvigionamento. Saranno nuove di pacca e facilmente ispezionabili".
Quindi c’erano timori?
"No. Andavano rifatte e basta. Comunque sia, le Terme sono super controllate. Chiediamo noi all’Asl di verificare che tutto sia a posto. Non c’è nessuno più in regola di noi".
Riaprite?
"A Pasquetta e il Centro benessere dal 26 febbraio".
Parliamo della clinica, allora...
"Parliamone. Sono stanco di sentire certi discorsi. E’ una grossa sfida da vincere. E’ decisiva e l’affronteremo con determinazione. Diciamolo: la società che ha rilevato le Terme, senza questo progetto sarebbe costretta prima o poi a chiudere. Terme chiuse per sempre, con quali risultati per Salice staremmo poi tutti a vedere...".

C’è chi dice, e non sarebbero pochi tra operatori commerciali e residenti, che lei vuole trasformare Salice in una sorta di paese-ospedale...
"Basta con questa chiacchiera. La clinica ospiterà malati per così dire sani. Gente con traumi e in fase di riabilitazione. Gente che può girare per il paese, farsi una pizza, prendersi l’aperitivo".
Cerca di convincere chi la vede diversamente?
"Io spiego cosa accadrà. Dopo la clinica si farà anche un nuovo grand hotel con annesso centro congressi. Tutte cose per malati?".
Altro dubbio che circola: non è che il San Matteo, che peraltro lei stesso rappresenta, sia spinto a imbarcarsi in un progetto con margini di rischio?
"Altre storie. In questo affare, il San Matteo non ci perde nulla. Anzi. Non investira mezzo euro, investirà in conoscenze e esperienza. Se le cose andranno bene parteciperà agli utili, altrimenti sarà tutto dazio dei privati".
Torniamo a Salice e al suo bel parco un po’ spelacchiato. Che fine farà?
"Premessa. Viste le polemiche, visti i danni dei teppisti, visto che c’è chi dà consigli su cosa fare della proprietà altrui, i privati volevano chiuderlo. Perchè il parco, ricordiamolo, non è del Comune. E’ privato. Io mi sono battuto per tenerlo aperto a tutti. Lo rimetteremo a posto".
Come?
"Da cima a fondo. Via le piante malate. Nuove aree verdi. Un sistema di irrigazione che raccoglierà sottoterra l’acqua piovana. Di certo cambieremo le regole. Non si potrà entrare e fare quello che si vuole come accade oggi".
Crede così di aver convinto tutti?
"Io non credo nulla. Farò di più, invece. Convocheremo tutti i capifamiglia di Salice per un’assemblea pubblica in cui spiegheremo cosa vogliamo fare del Parco e come sarà realmente realizzata questa benedetta clinica, osteggiata per motivi che non comprendo del tutto. O forse li comprendo, ma è meglio adesso che la gente sappia davvero come stanno le cose".

Cosa dirà alla fine?
"Dirò che tutto questo piano è l’unica possibilità concreta e storica per aiutare Salice. Ha visto cosa è Salice con le Terme chiuse? Ci faccia un giro adesso e poi mi venga a dire".

... e ora la performane di Deantoni (e par di sentire Berogno che suggerisce)
DOMENICA, 18 FEBBRAIO 2007 La Provincia Pagina 25 - cronaca
Il centro di riabilitazione è il trampolino del rilancio
Caso Terme a Salice, il sindaco si schiera con Azzaretti sul recupero del Grand Hotel
GODIASCO. Angelo Deantoni, sindaco di Godiasco, si dice perfettamente d’accordo con il presidente delle Terme di Salice, Giovanni Azzaretti. Sono d’accordo con quanto dice il senatore Azzaretti - sbotta Deantoni - L’ho sottolineato più volte e sono sempre più convinto che le Terme hanno bisogno di un’attività collaterale di alta specializzazione che faccia da traino. Credo che la prevista struttura, di carattere riabilitativo in ambito termale, sia una scelta strategi"Le Terme hanno bisogno di un’attività collaterale per continuare a vivere: il centro di riabilitazione è la strada giusta da intraprendere per il rilancio". "Soca ed un’occasione per dare un decisivo impulso alle Terme di Salice e quindi all’economia del comune. Il termalismo puro, è dimostrato, oggi come oggi non paga più. Bisogna correre ai ripari e pertanto ritengo che la scelta di riconvertire il Grand Hotel in una struttura di alto valore medico scientifico, grazie alla collaborazione del San Matteo, sia una scelta opportuna e certamente vincente". La scelta di recuperare l’ex Grand Hotel, nel cuore del Parco delle Terme, è il vero motivo di polemica, come del resto anche il destino del Parco. "Il Grand Hotel è una struttura chiusa da oltre 40 anni - sottolinea Deantoni - e non serve a nulla. Ora c’è la possibilità di recuperare un patrimonio edilizio di grande valore e di renderlo ancora più prestigioso, trasformandolo in un’opportunità di sviluppo per un intero paese. A mio avviso, chi è contrario a questa scelta, o non sa quello che dice, o ha ben altri fini che non sono sicuramente quelli dell’interesse generale. Per quanto riguarda il parco tengo a sottolineare che è di proprietà di una società partecipata dal Comune di Godiasco, con una quota ancora consistente, e la presenza stessa del Comune rappresenta sicuramente un momento di garanzia nei confronti dei cittadini. Il parco, come preannuncia il presidente delle Terme, sarà oggetto di massicci investimenti di riqualificazione, ma dovrà poi essere tutelato e protetto. Certo non sarà più possibile considerarlo terra di scorribande". Ma intanto molti operatori turistici sono contrari al centro di riabilitazione termale. (a.d.)

Accorpare i comuni ?

Il sindaco di Brallo di Pregola, Bruno Tagliani, lancia un sasso nello stagno. I comuni sono troppo piccoli per poter essere efficienti. Hanno poco potere contrattuale con i fornitori di servizi e non possono spuntare prezzi convenienti. Questa è una realtà. Finora il desiderio di indipendenza, unito ad un poco di campanilismo e, diciamolo con chiarezza, anche l'interesse a tenere in vita tante "cariche amministrative" (poltrone, si potrebbe tradurre in linguaggio corrente) ha fatto sì che coesistano tanti, troppi piccoli comuni. Crediamo poi che la definizione di "piccolo" sia in verità molto più ampia di quella che Tagliani in questa intervista lascia supporre. Crediamo che la carenza di risorse sia affrontabile solo con una forte ed incisiva opera di efficentazione della struttura pubblica: per poter dare servizi valisi e diffusi è imprescindibile che essi vengano offerti da comuni consorziati in modo da poter avere una massa di utenti vasta per ammortizzare i costi fissi. Crediamo che in tempi brevi si debba affrontare questo tema: i comuni confinanti devono unirsi. Il nostro comune di Godiasco da tempo gestisce assieme a Rivanazzano il servizio di polizia municipale: è un primo passo al quale tuttavia non è seguito null'altro. Si devono vincere le "rivalità" fra le amministrazioni, si deve far fronte assieme ai bisogni dei cittadini: quelli sono da tutelare, non certo il numero di "poltrone".

GIOVEDÌ, 26 MARZO 2009 Pagina 33 - cronaca
Piccoli Comuni, grandi costi
Da Brallo una proposta: va ripensata la Comunità montana Tagliani: «Centralizzare i servizi, solo così risparmieremo»
BRALLO DI PREGOLA. Dallo Stato servirebbe di più, ma quel che c’è a volte si disperde. I 19 micro Comuni montani d’Oltrepo hanno circa 170 dipendenti, da pagare tutti i mesi. Gli amministratori dei piccoli Comuni sono sempre più in difficoltà nel dare risposte alle loro comunità. L’impresa, in alta val Staffora, è chiudere in pareggio e in questo 2009 sarà più arduo che mai. Che fare? Secondo il sindaco di Brallo di Pregola, Bruno Tagliani, presidente del Gruppo d’azione locale alto Oltrepo, serve un riordino strutturale. Lui pensa alla Comunità montana come alla regia per una grande riforma.
«Solo spostando su un unico centro di costo tutti i servizi si potrà dare, in tempi relativamente rapidi, un pizzico d’ossigeno alle amministrazioni di quei paesi che si arrovellano, ogni anno di più, pur di non sacrificare manutenzioni e servizi». Speranze di rivoluzioni e riorganizzazioni amministrative.
Tagliani mette il dito nella piaga: «Mantenere gli organici attuali, con risorse che si assottigliano, è praticamente impossibile. Significa che i bilanci annuali evaporano quasi solo per le spese inerenti personale e gestione uffici. Cosa accadrebbe se i dipendenti fossero messi in rete?». Tagliani suggerisce una nuova economia di scala: «Pensate anche a qual è il prezzo che potrebbe spuntare un ente solo che tratta per 19 amministrazioni locali. Oggi il valore di certi servizi, in alta valle Staffora, lo stabilisce chi eroga e non chi acquista. Ciò avviene perché ciascun comunello è troppo piccolo per imporsi e spuntare un’offerta migliore. Per non parlare del fatto che se da un lato i municipi sono presidi territoriali indispensabili, dall’altro la moderna tecnologia, per tante cose, renderebbe possibile affidare pratiche e atti a studi informatizzati con sede, magari, a chilometri di distanza. Bisogna sfruttare anche le nuove strade del web. Posta elettronica e Internet potrebbero far risparmiare». Tagliani sogna piccoli Comuni più leggeri, liberi di poter investire sul rilancio economico-turistico: «La Comunità montana deve diventare il motore dell’ordinaria amministrazione. Al resto penserebbero tranquillamente i singoli Comuni, le idee in alta valle Staffora non mancano». Il nodo, sulle colline, resta quello dei conti al lumicino. Da Godiasco il sindaco Angelo Deantoni conferma che il momento non è dei più semplici: «Noi siamo avvantaggiati - dice - dal fatto che Salice Terme rappresenta un polo turistico d’attrazione. Rispetto a qualche altra realtà incassiamo più oneri d’urbanizzazione. Detto questo, conti alla mano, pagato personale e servizi, ci restano circa 200mila euro annui da investire. Con una cifra del genere non si possono fare rivoluzioni. Di fronte al primo evento eccezionale, come le nevicate di quest’inverno, ci si ritrova con il fiato corto».
Deantoni punta poi l’attenzione su un’anomalia: «Soldi per la pubblica amministrazione non ce ne sono, piccoli e grandi centri sono sempre più in difficoltà a causa dei mutui eppure, volendo, si trova sempre una scappatoia. Se avessimo voluto, ci saremmo potuti indebitare ancora un po’. Sì, ma poi chi avrebbe pagato il conto?».
Emanuele Bottiroli