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giovedì 29 dicembre 2011

Ne abbiamo di strada da fare ....

Riporto una lettera inviata al mensile Qui Touring (pag. 27) di gennaio 2012 da una sua lettrice.

Imbarazzanti paragoni
Frequento Marsiglia da 20 anni circa, l'ho vista trasformarsi da città della malavita a vera seconda città della Francia, ora in pieno fermento per essere pronta a diventare Capitale dell Cultura nel 2013.
Tralascio la rapidità con cui sono stati approntati 36 km di tram dal centro alla periferia, tralascio la rapidità con cui si sta costruendo il Museo della Civiltà Mediterranea e tralascio la velocità con cui si stanno interrando le autostrade in arrivo in città, insomma, non voglio, per pietà, confrontare la velocità con cui si approntano qui le grandi opere rispetto all'Italia, ma non posso tacere su alcune cose.
Sul marciapiede del Vieux Port c'è la colonnina del cardio assistance con tanto di defribillatore. Ogni mattina un furgone lava e disinfetta le biciclette a noleggio. In autostrada, sintonizzata via radio sul traffico, mi sono sentita chiedere scusa dalla sovrintendente ai lavori per la chiusura di un'area di sosta causa la sostituzione dei servizi igienici.
Alla Fiera Internazionale ho trovato un mondo sorridente e franco-parlante anche se proveniente da India o America Latina. Splendido il padiglione italiano affollato da francesi che si informavano sui nostri prodotti, dalla moda al cibo; peccato che gli standisti non parlassero francese.
Ho mangiato sul mare e bene, antipasto e portata di pesce, dolce e caffè, per la folle cifra di 12 euro.
Maria Alessandra Orselli - Imola

Noi viviamo in mezzo alla inefficenza nei servizi pubblici e spesso anche privati. Siamo talmente sommersi da cose che non funzionano da esserci addirittura assuefatti e da non riuscire più neppure a scandalizzarsi dei malservizi e malcostumi vari.
In questo blog capita spesso di leggere critiche relative al nostro comune, ma il problema è ben più grande, è generale. Fintanto che i cittadini non si renderanno conto di quanto devono sopportare, di quanto ci costano tutte le cose malfatte, di quale zavorra siano per lo sviluppo del Paese, fino ad allora non andremo mai avanti e non risolveremo i nostri problemi. Dobbiamo iniziare ad esigere che i pubblici amministratori (che paghiamo, talvolta profumatamente) siano degli esempi di efficenza oltre che di correttezza: altrimenti a casa. Senza timori reverenziali: sono nostri dipendenti e possiamo licenziarli "per giusta causa".

2 commenti:

  1. Pretendere onestà ed efficenza e tutti dare il buon esempio nella vita di tutti i giorni.

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  2. Bonventre Francesco2 gennaio 2012 17:48

    I servizi e la macchina statale in genere, nel nostro paese, funzionano male e, il poco che si riesce a fare, visti i tempi biblici di realizzazione e i costi spesso esagerati non ottengono appieno gli obiettivi prefissati. E’ evidente che il problema non si risolve trattandolo caso per caso, ma piuttosto bisognerebbe ricercare, per usare un aforisma “il peccato originale” e cioè il muro che divide da una parte la classe politica e le varie corporazioni, vedi avvocati, notai, farmacisti ecc… e dall’altra noi cittadini. All’alba del terzo millennio ci ritroviamo con una società che per molti versi ricorda il medioevo con le sue “male usanze”, attraverso una casta numerosa e agguerrita, soldi e potere, dall’altra il popolo consumatore e utente finale delle scelte che piovono dall’alto senza nessuno o pochi contatti con il mondo reale. Posso ricordare i continui tagli alla sanità, la rete autostradale il più delle volte costruita dallo stato e consegnata a privati che impongono pedaggi molto pesanti agli automobilisti; gli asili per le mamme lavoratrici sono pochi e spesso privato quindi da pagare; la giustizia si è ridotta a un privilegio per pochi e guai al malcapitato che rimane impigliato nella sua rete.
    Manca il senso dello stato, tutti i giorni assistiamo l’assalto alla diligenza, la diligenza sarebbe lo stato e gli indiani quelli che vivono alla grande con i nostri soldi. La ricchezza prodotta da un paese bisogna immaginarla come una torta dove ognuno prende la sua parte, è ovvio che se pochi prenderanno fette molto grandi a tutti gli altri rimarranno fette molto piccole, quindi siamo di fronte ad un altro problema; quello della distribuzione della ricchezza prodotta. I servizi funzionano come funzionano poiché quelli servono a noi del popolo, i nostri governanti possono avvalersi di auto blu, costose cliniche private, personale di servizio il cui compito è di fare quei lavori da poveracci cioè quello che tutti noi ogni giorno facciamo, pulire la casa, portare i figli a scuola, fare la spesa, andare a lavorare, senza auto blu ne scorta della polizia, in fabbrica o in ufficio magari a Milano, quindi recarsi in auto a Voghera, pagare l’abbonamento dell’autoporto, del treno e della metropolitana e dopo due ore di viaggio, se tutto andrà bene, finalmente sul posto di lavoro, la sera la stessa cosa. Nel nostro paese l’interesse nazionale è una parola vuota, quindi non vedo soluzioni entro poco tempo, l’unica cosa che si potrebbe fare da subito è lottare incessantemente per una libera informazione.

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