Scrissi alcuni giorni or sono dell'ex deposito militare (detto Maginot): sollecitavo una presa di posizione delle amministrazioni comunali di Rivanazzano e Godiasco.
Ieri si occupava dell'argomento La Provincia:
MARTEDÌ, 23 FEBBRAIO 2010 Pagina 36 - cronaca
L’area militare è abbandonata dal 1996, anche Godiasco si sta muovendo
Rivanazzano, sindaci in pressing per il recupero dell’ex deposito
F. Calizzano
RIVANAZZANO TERME. L’ex deposito militare di carburante di Rivanazzano, da oltre un decennio abbandonato all’incuria e al totale degrado, potrebbe forse trovare una nuova destinazione d’uso. Si tratterebbe di recuperare un’area di ben tredici ettari di terreno che si estende a ridosso della strada statale per il Penice.
A sollevare il problema è stato il consigliere di minoranza del comune di Godiasco, Alberto Sorrentino: «È ormai giunto il momento di decidere cosa fare del deposito posto nel comune di Rivanazzano e confinante con Godiasco - rileva Sorrentino - anche alla luce della recente costituzione dell’azienda Difesa Spa. Si tratta di una società a controllo pubblico che dovrà razionalizzare gli acquisti relativi alle Forze Armate e gestirne il patrimonio immobiliare. La struttura che un tempo ospitava i rifornimenti di carburante ad uso militare vede immobili in pessime condizioni, hangar e certamente enormi serbatoi ancora interrati. Il tutto lasciato all’incuria e alle sterpaglie. Penso sarebbe opportuno che le due amministrazioni, di Rivanazzano e di Godiasco, decidano di concerto quale destino debba avere l’area. Sarebbe un peccato se fosse venduta per farne una lottizzazione: la destinazione dovrebbe esaltare l’omogeneità del territorio, realizzando un indotto per posti di lavoro e visibilità». Infine, il consigliere di minoranza azzarda una proposta: «Due anni or sono, in piena polemica con l’amministrazione precedente, che intendeva autorizzare la trasformazione del Grand Hotel di Salice Terme in clinica, proponemmo di realizzare il progetto proprio nell’ex deposito. Non abbiamo cambiato idea, l’abbiamo forse affinata. Immediata la risposta del primo cittadino di Rivanazzano, Romano Ferrari: «L’area è di proprietà demaniale. A tale proposito posso anticipare che, insieme al sindaco di Godiasco Anna Corbi, avremo presto un incontro con chi di competenza per capire quali sono le prospettive del Demanio in merito. Stiamo infatti valutando quale potrebbe essere la destinazione d’uso anche alla luce del nuovo Pgt». «Difficile anticipare progetti - concorda il sindaco Anna Corbi - anche se, data la collocazione della struttura a ridosso del torrente Staffora, andrebbe destinata a interventi non invasivi. Senza dimenticare la necessità di un’opera di bonifica dato che la zona è stata impiegata dai militari come deposito per il carburante. Entrambe le amministrazioni sono però consapevoli dell’importanza dell’area e, se ci saranno le opportune condizioni, sono senza dubbio inclini all’acquisto e alla relativa valorizzazione».
martedì 23 febbraio 2010
Qualcosa si muove per il deposito militare ?
I convegni e la realtà
Si fanno tanti convegni sul turismo in Oltrepò, mai mancando di dire che è la risorsa cui attingere per rilanciare il territorio, assicurare sviluppo, contrastare lo spopolamento.
Questo nei convegni: poi esiste la realtà.
Ce ne offre un saggio una lettera al direttore pubblicata su La Provincia del 23 febbraio 2010.
STRADE Un rifugio dimenticato dagli spalaneve
Gestisco il rifugio Cai Nassano, scrivo nuovamente per la situazione della strada provinciale che unisce Brallo di Pregola a Cima Colletta, che ancora non è percorribile da auto dotate di quattro ruote motrici e con gomme termiche installate.
Io e la mia famiglia nel periodo invernale lavoriamo al rifugio solo alla domenica e se va bene al sabato, purtroppo la strada durante la settimana viene pulita in modo quasi sufficiente, mentre nel weekend siamo totalmente abbandonati e l’unica cosa che possiamo fare è metterci a pregare che non nevichi. Da giorni cerco di mettermi in contatto con chi di dovere, (sindaco, ditta appaltatrice e responsabile provinciale) ma nessuno è raggiungibile. La pulizia quando viene effettuata è veramente precaria perchè la strada è percorribile solo in un senso di marcia - due macchine non passano contemporaneamente - e si è costretti a fare manovre pericolosissime, nei tratti in curva; il fondo è una pista da pattinaggio perchè il sale e il ghiaietto non vengono buttati in quantità sufficienti. E pensare che qui vicino al rifugio è stato fatto un parcheggio comunale con i soldi dei contribuenti, che non viene mai pulito durante le nevicate... per non dire dell’impianto da skilft che non funziona, nè si hanno notizie sul suo futuro.
Rita Zanardi Cima Colletta Brallo di Pregola
Questo nei convegni: poi esiste la realtà.
Ce ne offre un saggio una lettera al direttore pubblicata su La Provincia del 23 febbraio 2010.
STRADE Un rifugio dimenticato dagli spalaneve
Gestisco il rifugio Cai Nassano, scrivo nuovamente per la situazione della strada provinciale che unisce Brallo di Pregola a Cima Colletta, che ancora non è percorribile da auto dotate di quattro ruote motrici e con gomme termiche installate.
Io e la mia famiglia nel periodo invernale lavoriamo al rifugio solo alla domenica e se va bene al sabato, purtroppo la strada durante la settimana viene pulita in modo quasi sufficiente, mentre nel weekend siamo totalmente abbandonati e l’unica cosa che possiamo fare è metterci a pregare che non nevichi. Da giorni cerco di mettermi in contatto con chi di dovere, (sindaco, ditta appaltatrice e responsabile provinciale) ma nessuno è raggiungibile. La pulizia quando viene effettuata è veramente precaria perchè la strada è percorribile solo in un senso di marcia - due macchine non passano contemporaneamente - e si è costretti a fare manovre pericolosissime, nei tratti in curva; il fondo è una pista da pattinaggio perchè il sale e il ghiaietto non vengono buttati in quantità sufficienti. E pensare che qui vicino al rifugio è stato fatto un parcheggio comunale con i soldi dei contribuenti, che non viene mai pulito durante le nevicate... per non dire dell’impianto da skilft che non funziona, nè si hanno notizie sul suo futuro.
Rita Zanardi Cima Colletta Brallo di Pregola
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sabato 20 febbraio 2010
Sandro Pertini ci manca da 20 anni
Il 24 febbraio del 1990 moriva Sandro Pertini.
Aveva lasciato la carica di Presidente della Repubblica nel 1985.
Oggi noi viviamo in un paese in crisi, economica, morale e politica.
Probabilmente avremmo tratto un gran beneficio dalla presenza di una persona di forte moralità come fu, appunto, Sandro Pertini.
e per terminare la piccola rassegna di video, riporto la prima parte del discorso agli italiani del 31/12/1983. La differenza rispetto ai messaggi attuali mi sembra enorme, trovo uguale solo l'arredamento della stanza. Nel guardare questo video è possibile capire perchè Pertini è stato il Presidente più amato dagli italiani ... per visualizzare altri video, clicca QUA
Aveva lasciato la carica di Presidente della Repubblica nel 1985.
Oggi noi viviamo in un paese in crisi, economica, morale e politica.
Probabilmente avremmo tratto un gran beneficio dalla presenza di una persona di forte moralità come fu, appunto, Sandro Pertini.
e per terminare la piccola rassegna di video, riporto la prima parte del discorso agli italiani del 31/12/1983. La differenza rispetto ai messaggi attuali mi sembra enorme, trovo uguale solo l'arredamento della stanza. Nel guardare questo video è possibile capire perchè Pertini è stato il Presidente più amato dagli italiani ... per visualizzare altri video, clicca QUA
venerdì 19 febbraio 2010
Lo Staffora in piena
La notevole pioggia caduta oggi e la neve che inizia a sciogliersi hanno determinato una discreta piena dello Staffora.
Mi dicono che stamattina è stata anche interrotta per breve tempo la strada fra Rivanazzano e l'Iper e che il torrente Ardivestra ha causato dei danni.
A me viene però da osservate tutta quell'acqua che ora scorre e di ripensare allo Staffora in versione estiva, all'asciutto. In quella stagione viene impoverito gravemente di acqua dai tanti che prelevano per innaffiare le piantagioni di frutta ed i campi di mais. Ho pensato spesso quanto sarebbe opportuno riuscire a "stivare" l'ingente flusso di acqua invernale, tutto sprecato nel Po, con una serie di piccole dighe lungo il percorso. Potrebbero essere realizzate anche scavando nel greto per realizzare dei bacini in grado di raccogliere grosse quantità di acqua per usi agricoli e, magari, per realizzare micro centrali elettriche. Ho sentito che molti anni or sono fu presentato, non ricordo da chi, un progetto in tal senso, ma restò lettera morta. Ovviamente la serie di piccoli laghetti sarebbe anche una eccellente attrattiva turistica.

Mi dicono che stamattina è stata anche interrotta per breve tempo la strada fra Rivanazzano e l'Iper e che il torrente Ardivestra ha causato dei danni.
A me viene però da osservate tutta quell'acqua che ora scorre e di ripensare allo Staffora in versione estiva, all'asciutto. In quella stagione viene impoverito gravemente di acqua dai tanti che prelevano per innaffiare le piantagioni di frutta ed i campi di mais. Ho pensato spesso quanto sarebbe opportuno riuscire a "stivare" l'ingente flusso di acqua invernale, tutto sprecato nel Po, con una serie di piccole dighe lungo il percorso. Potrebbero essere realizzate anche scavando nel greto per realizzare dei bacini in grado di raccogliere grosse quantità di acqua per usi agricoli e, magari, per realizzare micro centrali elettriche. Ho sentito che molti anni or sono fu presentato, non ricordo da chi, un progetto in tal senso, ma restò lettera morta. Ovviamente la serie di piccoli laghetti sarebbe anche una eccellente attrattiva turistica.

BIT .... 2011 ?
Domenica chiude il BIT alla fiera di Milano Rho.
L'anno scorso il nostro comune fece una rapida apparizione associandosi a non ricordo quale espositore pagando una cifra intorno ai 500 euro (mi sembra). Quest'anno nulla (credo). Eppure il BIT potrebbe essere una vetrina interessante per il nostro territorio, specialmente nel settore espositivo di cui sotto. Mi sembra che sia un settore che si occupa di incentivare proprio le caratteristiche che dovrebbero rendere attraente la Valle Staffora.
Bit lancia Bit Sportland, la nuova area tematica di Bit dedicata al turismo degli sport outdoor.
Bit Sportland è un’area dedicata di circa 5.000 mq, integrata strategicamente in Bit nei padiglioni 6-10. Focalizzato su tre dei più popolari sport all’aria aperta, golf, bicicletta e montagna intesa dal trekking all’alpinismo, Bit Sportland si articola in due livelli di interazione: un villaggio espositivo, che presenterà l’offerta sia tecnica sia turistica, e tre zone di spettacolarizzazione per area tematica. Qui scenografie di grande impatto ricreeranno gli ambienti più cari agli appassionati, dove il pubblico dei viaggiatori potrà non solo ammirare gli show dei professionisti, ma anche cimentarsi direttamente nei vari sport. Tra i grandi nomi che parteciperanno a Bit Sportland per il golf non possiamo non citare: Matteo Manassero, giovanissimo campione di golf.
Lo sport vissuto "live"
In particolare, i visitatori potranno vivere l’atmosfera del grande golf in un’area di 850 mq che ospiterà una riproduzione fedele di una delle più celebri buche del mondo, il Par 3 di Pebble Beach, con una vivida scenografia di sfondo del contesto originale.
Il villaggio espositivo sarà riservato a un gruppo selezionato di operatori suddivisi tra tecnici (produttori e distributori di attrezzature e prodotti sportivi) e turistici (hotel, resort, golf club, categorie operatori turistici).
Per maggiori informazioni: Borsa Internazionale del Turismo
L'anno scorso il nostro comune fece una rapida apparizione associandosi a non ricordo quale espositore pagando una cifra intorno ai 500 euro (mi sembra). Quest'anno nulla (credo). Eppure il BIT potrebbe essere una vetrina interessante per il nostro territorio, specialmente nel settore espositivo di cui sotto. Mi sembra che sia un settore che si occupa di incentivare proprio le caratteristiche che dovrebbero rendere attraente la Valle Staffora.
Bit lancia Bit Sportland, la nuova area tematica di Bit dedicata al turismo degli sport outdoor.
Bit Sportland è un’area dedicata di circa 5.000 mq, integrata strategicamente in Bit nei padiglioni 6-10. Focalizzato su tre dei più popolari sport all’aria aperta, golf, bicicletta e montagna intesa dal trekking all’alpinismo, Bit Sportland si articola in due livelli di interazione: un villaggio espositivo, che presenterà l’offerta sia tecnica sia turistica, e tre zone di spettacolarizzazione per area tematica. Qui scenografie di grande impatto ricreeranno gli ambienti più cari agli appassionati, dove il pubblico dei viaggiatori potrà non solo ammirare gli show dei professionisti, ma anche cimentarsi direttamente nei vari sport. Tra i grandi nomi che parteciperanno a Bit Sportland per il golf non possiamo non citare: Matteo Manassero, giovanissimo campione di golf.
Lo sport vissuto "live"
In particolare, i visitatori potranno vivere l’atmosfera del grande golf in un’area di 850 mq che ospiterà una riproduzione fedele di una delle più celebri buche del mondo, il Par 3 di Pebble Beach, con una vivida scenografia di sfondo del contesto originale.
Il villaggio espositivo sarà riservato a un gruppo selezionato di operatori suddivisi tra tecnici (produttori e distributori di attrezzature e prodotti sportivi) e turistici (hotel, resort, golf club, categorie operatori turistici).
Per maggiori informazioni: Borsa Internazionale del Turismo
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ICE - In Case of Emergency
Ricevo e riporto ....
Gli operatori delle ambulanze hanno segnalato che molto spesso, in occasione di incidenti stradali, i feriti hanno con loro un telefono portatile, ma gli operatori non sanno chi contattare tra la lista interminabile dei numeri salvati nella rubrica.
Gli operatori delle ambulanze hanno lanciato l'idea che ciascuno metta, nella lista dei suoi contatti, la persona da contattare in caso d'urgenza sotto uno pseudonimo predefinito.
Lo pseudonimo internazionale conosciuto è ICE (In Case of Emergency). E' sotto questo nome che bisognerebbe segnare il numero della persona che operatori delle ambulanze, polizia, pompieri o primi soccorritori potrebbero contattare.
In caso vi fossero più persone da contattare si può utilizzare la definizione ICE1, ICE2, ICE3, etc....
Facile da fare, non costa niente e può essere molto utile.
E' una buona idea ed è anche promossa dalle autorità preposte al soccorso.
Fate circolare la notizia in modo che questo comportamento diventi un'abitudine diffusa.
Gli operatori delle ambulanze hanno segnalato che molto spesso, in occasione di incidenti stradali, i feriti hanno con loro un telefono portatile, ma gli operatori non sanno chi contattare tra la lista interminabile dei numeri salvati nella rubrica.
Gli operatori delle ambulanze hanno lanciato l'idea che ciascuno metta, nella lista dei suoi contatti, la persona da contattare in caso d'urgenza sotto uno pseudonimo predefinito.
Lo pseudonimo internazionale conosciuto è ICE (In Case of Emergency). E' sotto questo nome che bisognerebbe segnare il numero della persona che operatori delle ambulanze, polizia, pompieri o primi soccorritori potrebbero contattare.
In caso vi fossero più persone da contattare si può utilizzare la definizione ICE1, ICE2, ICE3, etc....
Facile da fare, non costa niente e può essere molto utile.
E' una buona idea ed è anche promossa dalle autorità preposte al soccorso.
Fate circolare la notizia in modo che questo comportamento diventi un'abitudine diffusa.
giovedì 18 febbraio 2010
Agricoltura rurale
Ancora un interessante serie di riunioni sul tema dell'agricoltura di collina. Ritengo che tale attività sia il nodo essenziale da risolvere per creare il contesto a supporto del turismo sostenibile nel nostro territorio, per evitare o rallentare lo spopolamento delle colline, per salvaguardare l'assetto del territorio.
Ne tratta un articolo de La Provinciia:
GIOVEDÌ, 18 FEBBRAIO 2010 Pagina 43 - Valverde e l’agricoltura rurale
Il territorio salvato dai piccoli borghi
VALVERDE. L’alta collina frana, si spopola, non dà chance occupazionali ai giovani. La soluzione c’è: si chiama agricoltura rurale e sarà al centro, da domenica pomeriggio, di un ciclo d’incontri d’approfondimento che si susseguiranno fino all’estate per iniziativa del Comune di Valverde e dell’associazione «Chi cerca crea». L’invito è agli agricoltori del territorio ma anche a chi, imprenditore o politico, abbia a cuore il futuro dell’alta collina. Sotto la lente alcune esperienze di agricoltura di montagna che hanno valorizzato, dal punto di vista economico, paesaggistico e culturale alcuni aspetti distintivi delle colture appenniniche.
«La consapevolezza da cui nasce l’iniziativa - spiega Federica Riva per gli organizzatori - è che un certo genere d’agricoltura non può sopravvivere nel contesto della competizione del mercato di massa. I limiti imposti dal paesaggio montano - sottolinea - hanno bisogno di essere riconosciuti e assecondati per riuscire a pensare a delle alternative che siano in grado di valorizzare le potenzialità effettive del territorio». Il primo relatore del ciclo d’incontri a Valverde sarà, domenica pomeriggio 21 febbraio alle 16.30 in sala consiliare, il ruralista Massimo Angelini, fra i fondatori del Consorzio della quarantina genovese (una varietà di patata). (e.b.)
Ne tratta un articolo de La Provinciia:
GIOVEDÌ, 18 FEBBRAIO 2010 Pagina 43 - Valverde e l’agricoltura rurale
Il territorio salvato dai piccoli borghi
VALVERDE. L’alta collina frana, si spopola, non dà chance occupazionali ai giovani. La soluzione c’è: si chiama agricoltura rurale e sarà al centro, da domenica pomeriggio, di un ciclo d’incontri d’approfondimento che si susseguiranno fino all’estate per iniziativa del Comune di Valverde e dell’associazione «Chi cerca crea». L’invito è agli agricoltori del territorio ma anche a chi, imprenditore o politico, abbia a cuore il futuro dell’alta collina. Sotto la lente alcune esperienze di agricoltura di montagna che hanno valorizzato, dal punto di vista economico, paesaggistico e culturale alcuni aspetti distintivi delle colture appenniniche.
«La consapevolezza da cui nasce l’iniziativa - spiega Federica Riva per gli organizzatori - è che un certo genere d’agricoltura non può sopravvivere nel contesto della competizione del mercato di massa. I limiti imposti dal paesaggio montano - sottolinea - hanno bisogno di essere riconosciuti e assecondati per riuscire a pensare a delle alternative che siano in grado di valorizzare le potenzialità effettive del territorio». Il primo relatore del ciclo d’incontri a Valverde sarà, domenica pomeriggio 21 febbraio alle 16.30 in sala consiliare, il ruralista Massimo Angelini, fra i fondatori del Consorzio della quarantina genovese (una varietà di patata). (e.b.)
mercoledì 17 febbraio 2010
La corruzione ci costa 60 miliardi l'anno
La Corte dei Conti denuncia il costo della corruzione per il paese: 60 miliardi.
Una tremenda zavorra che inibisce lo sviluppo del paese, che priva i cittadini di servizi efficienti, di risorse per le infrastrutture, di incentivi per le imprese, per la ricerca.
E' tremendo pensare che il riassetto di tutto il territorio nazionale per evitare frane, per controllare le acque, per mettere in sicurezza scuole ed edifici pubblici viene stimato avere un costo di 40 miliardi!
La notizia fa il paio con quella secondo la quale in Italia una persona su 4 non dichiara alcun reddito.
Abbiamo perso la capacità di scandalizzarci: la riacquisteremo ?
Una tremenda zavorra che inibisce lo sviluppo del paese, che priva i cittadini di servizi efficienti, di risorse per le infrastrutture, di incentivi per le imprese, per la ricerca.
E' tremendo pensare che il riassetto di tutto il territorio nazionale per evitare frane, per controllare le acque, per mettere in sicurezza scuole ed edifici pubblici viene stimato avere un costo di 40 miliardi!
La notizia fa il paio con quella secondo la quale in Italia una persona su 4 non dichiara alcun reddito.
Abbiamo perso la capacità di scandalizzarci: la riacquisteremo ?
martedì 16 febbraio 2010
La scuola fallita
Domenica ho visto alla televione un programma, LA SCUOLA FALLITA.
Quella rappresentata è la realtà della scuola in Italia: uno sfacelo. E pensare che dovrebbe essere il settore più importante di intervento statale, quello dove si pongono le basi per il benessere futuro. Nulla di tutto ciò. La scuola si dibatte da decenni, e forse da sempre, fra ristrettezze e tagli. Insegnanti che vanno e che vengono, aule vecchie e fredde, plotoni di insegnanti precari e demotivati, scuole prive di certificati di stabilità (pare l'80% in Italia): questa è l'amara realtà che preparerà al nostro paese un futuro gramo. La trasmissione certamente mostra i casi limite, ma quanti sono ? Ed anche nella nostra "fortunata" realtà, di quali risorse dispongono le scuole ? Spesso anche da noi i genitori devono fare collette per acquistare strumenti per la didattica, e talvolta perfino la carta igienica.
Non sarebbe l'ora di parlarne ?
Sotto alcuni video parziali (qua l'elenco di tutti i video)
Quella rappresentata è la realtà della scuola in Italia: uno sfacelo. E pensare che dovrebbe essere il settore più importante di intervento statale, quello dove si pongono le basi per il benessere futuro. Nulla di tutto ciò. La scuola si dibatte da decenni, e forse da sempre, fra ristrettezze e tagli. Insegnanti che vanno e che vengono, aule vecchie e fredde, plotoni di insegnanti precari e demotivati, scuole prive di certificati di stabilità (pare l'80% in Italia): questa è l'amara realtà che preparerà al nostro paese un futuro gramo. La trasmissione certamente mostra i casi limite, ma quanti sono ? Ed anche nella nostra "fortunata" realtà, di quali risorse dispongono le scuole ? Spesso anche da noi i genitori devono fare collette per acquistare strumenti per la didattica, e talvolta perfino la carta igienica.
Non sarebbe l'ora di parlarne ?
Sotto alcuni video parziali (qua l'elenco di tutti i video)
Frana in Calabria
Un filmato eccezionale di una frana che ieri si è verificata nei dintorni di Vibo, in Calabria
Scrissi un articolo su questo blog dil 1° maggio 2009: è cambiato qualcosa ?
Siamo un paese che frana, vittima di decenni di mancata programmazione del territorio, vittima di costruzioni dissennate, di abusivismo sfrenato, di un metodo di governo del giorno per giorno. Nessuno, negli anni, si è preoccupato di questi aspetti fondamentali, ignorando che viviamo in un territorio molto delicato. Domenica, in una trasmissione televisiva, il dato raccapricciante: circa l'80% delle scuole non ha mai avuto controlli antisismici.
Quando l'opinione pubblica si interesserà di questi argomenti ? dobbiamo aspettare di piangere i morti ?
Scrissi un articolo su questo blog dil 1° maggio 2009: è cambiato qualcosa ?
Siamo un paese che frana, vittima di decenni di mancata programmazione del territorio, vittima di costruzioni dissennate, di abusivismo sfrenato, di un metodo di governo del giorno per giorno. Nessuno, negli anni, si è preoccupato di questi aspetti fondamentali, ignorando che viviamo in un territorio molto delicato. Domenica, in una trasmissione televisiva, il dato raccapricciante: circa l'80% delle scuole non ha mai avuto controlli antisismici.
Quando l'opinione pubblica si interesserà di questi argomenti ? dobbiamo aspettare di piangere i morti ?
domenica 14 febbraio 2010
Teatro alla SOMS di Voghera

Lunedi' 15 Febbraio-Ore 21.00
CANTO PER VANZETTI il sogno di un emigrato italiano
Lo spettacolo è, per frammenti, la storia di Bartolomeo Vanzetti e dell’assurda peripezia che lo ha visto protagonista, negli anni ‘20 in America, insieme all’amico Nicola Sacco, di uno dei casi più controversi di tutto il Novecento: per le loro idee e per la loro condizione di immigrati (italiani, per giunta), Bart e Nick subirono un ignominioso processo che li portò, dopo sette anni di ricorsi e rinvii, alla sedia elettrica.
sabato 13 febbraio 2010
Finanziamenti per il recupero edilizia rurale
La Regione lancia un bando per il recupero edilizio del patrimonio rurale.
PSR: Misura 323 B "Recupero, riqualificazione e valorizzazione del patrimonio rurale”
La misura 323B finanzia gli interventi di restauro e di risanamento conservativo di edifici e insediamenti rurali realizzati tra il XIII ed il XIX secolo (esistenti al 31 dicembre 1899), con l’obiettivo di: salvaguardare e valorizzare le tipologie storiche di architettura rurale che costituiscono testimonianza dell’economia rurale tradizionale; conservare gli elementi architettonici e ambientali tradizionali, al fine di assicurarne il risanamento conservativo e il recupero funzionale; rafforzare la consapevolezza della popolazione della identità rurale.
Per leggere l'intero provvedimento, guarda sul sito della Regione.
PSR: Misura 323 B "Recupero, riqualificazione e valorizzazione del patrimonio rurale”
La misura 323B finanzia gli interventi di restauro e di risanamento conservativo di edifici e insediamenti rurali realizzati tra il XIII ed il XIX secolo (esistenti al 31 dicembre 1899), con l’obiettivo di: salvaguardare e valorizzare le tipologie storiche di architettura rurale che costituiscono testimonianza dell’economia rurale tradizionale; conservare gli elementi architettonici e ambientali tradizionali, al fine di assicurarne il risanamento conservativo e il recupero funzionale; rafforzare la consapevolezza della popolazione della identità rurale.
Per leggere l'intero provvedimento, guarda sul sito della Regione.
venerdì 12 febbraio 2010
Cineforum a Lardirago
Leggo sulla newsletter di MiaPavia del cineforum proposto dalla biblioteca di Lardirago:
Cineforum Wells La Biblioteca civica di Lardirago offre a cittadini e non un’occasione, anzi due, per scoprire qualcosa in più su Orson Welles e il suo Quarto Potere.
Quarto Potere (Citizen Kane), apparso per la prima volta nel 1941, è il primo lungometraggio diretto da Orson Welles. È un film che ha cambiato la storia del cinema americano, rivoluzionando come mai era avvenuto prima gli stili e le tecniche del racconto per immagini… Tanto che l’American Film Institute l’ha giudicato il miglior film americano di sempre.
L’iniziativa proposta dall’ente consiste in una “visione guidata” di Stefania Vilardo che illustrerà ai partecipanti i motivi che ancora oggi rendono questa pellicola così avvincente ed attuale.
Tale incontro, inoltre, è stato pensato come introduttivo ad un altro appuntamento. Il cineforum, infatti, precederà la visione dello spettacolo teatrale Orson Welles' Roast di M. De Vita Conti e Giuseppe Battiston.
“Abbiamo cercato di immaginare come sarebbe un breve incontro con Orson Welles, se potesse, solo per un'ora, tornare a stare tra noi. Ci parlerebbe della sua vita, dei suoi film, della sua meno conosciuta carriera teatrale? Ci svelerebbe qualche segreto della sua tecnica straordinaria o spenderebbe tutto il tempo a disposizione a raccontare aneddoti esilaranti? Scaglierebbe, indignato, invettive contro i nemici di allora e gli orrendi tempi moderni o ne sorriderebbe bonariamente? Probabilmente tutto questo e chissà cos'altro ancora. – hanno commentato Michele De Vita Conti e Giuseppe Battiston – Ci piace ricordarlo così. Genio infinito e grandissimo cialtrone. Senza nulla da nascondere, con ancora moltissimo da offrirci, per sempre in grado di stupirci”.
E lo ricordano con uno spettacolo-omaggio costruito secondo un modello del tutto particolare, il “roast”.
Quello che alla lettera si potrebbe tradurre come “arrosto”, in quest’ambito sarebbe più corretto definirlo un “elogio al contrario”… “un feroce panegirico che i potenti e le celebrità, soprattutto nei paesi anglosassoni, si autoinfliggono, tramite amici e colleghi, per celebrare le grandi occasioni”.
Per assistere allo spettacolo la Biblioteca organizza una “trasferta” al Teatro Fraschini di Pavia, che lo metterà in scena mercoledì prossimo.
Informazioni
Dove: Centro Polifunzionale di via IV Novembre, 14 - Lardirago
Quando: venerdì 12 febbraio, ore 21.00 il cineforum – mercoledì 17 febbraio 2010, ore 21.00 lo spettacolo (Biglietto unico 14,00 euro).
Per informazioni: Biblioteca Comunale, via Vittorio Emanuele II, 5 – Lardirago
tel. 0382/954046 mobile 328 7760355 e-mail: biblioteca@comune.lardirago.pv.it
La Redazione Pavia, 08/02/2010 (8479
Potrebbe suggerirci qualcosa per la nostra biblioteca ed il teatro Cagnoni ?
Ricordo che andando sul sito di MiaPavia è possibile "abbonarsi" alla loro interessante newsletter.
Cineforum Wells La Biblioteca civica di Lardirago offre a cittadini e non un’occasione, anzi due, per scoprire qualcosa in più su Orson Welles e il suo Quarto Potere.
Quarto Potere (Citizen Kane), apparso per la prima volta nel 1941, è il primo lungometraggio diretto da Orson Welles. È un film che ha cambiato la storia del cinema americano, rivoluzionando come mai era avvenuto prima gli stili e le tecniche del racconto per immagini… Tanto che l’American Film Institute l’ha giudicato il miglior film americano di sempre.
L’iniziativa proposta dall’ente consiste in una “visione guidata” di Stefania Vilardo che illustrerà ai partecipanti i motivi che ancora oggi rendono questa pellicola così avvincente ed attuale.
Tale incontro, inoltre, è stato pensato come introduttivo ad un altro appuntamento. Il cineforum, infatti, precederà la visione dello spettacolo teatrale Orson Welles' Roast di M. De Vita Conti e Giuseppe Battiston.
“Abbiamo cercato di immaginare come sarebbe un breve incontro con Orson Welles, se potesse, solo per un'ora, tornare a stare tra noi. Ci parlerebbe della sua vita, dei suoi film, della sua meno conosciuta carriera teatrale? Ci svelerebbe qualche segreto della sua tecnica straordinaria o spenderebbe tutto il tempo a disposizione a raccontare aneddoti esilaranti? Scaglierebbe, indignato, invettive contro i nemici di allora e gli orrendi tempi moderni o ne sorriderebbe bonariamente? Probabilmente tutto questo e chissà cos'altro ancora. – hanno commentato Michele De Vita Conti e Giuseppe Battiston – Ci piace ricordarlo così. Genio infinito e grandissimo cialtrone. Senza nulla da nascondere, con ancora moltissimo da offrirci, per sempre in grado di stupirci”.
E lo ricordano con uno spettacolo-omaggio costruito secondo un modello del tutto particolare, il “roast”.
Quello che alla lettera si potrebbe tradurre come “arrosto”, in quest’ambito sarebbe più corretto definirlo un “elogio al contrario”… “un feroce panegirico che i potenti e le celebrità, soprattutto nei paesi anglosassoni, si autoinfliggono, tramite amici e colleghi, per celebrare le grandi occasioni”.
Per assistere allo spettacolo la Biblioteca organizza una “trasferta” al Teatro Fraschini di Pavia, che lo metterà in scena mercoledì prossimo.
Informazioni
Dove: Centro Polifunzionale di via IV Novembre, 14 - Lardirago
Quando: venerdì 12 febbraio, ore 21.00 il cineforum – mercoledì 17 febbraio 2010, ore 21.00 lo spettacolo (Biglietto unico 14,00 euro).
Per informazioni: Biblioteca Comunale, via Vittorio Emanuele II, 5 – Lardirago
tel. 0382/954046 mobile 328 7760355 e-mail: biblioteca@comune.lardirago.pv.it
La Redazione Pavia, 08/02/2010 (8479
Potrebbe suggerirci qualcosa per la nostra biblioteca ed il teatro Cagnoni ?
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giovedì 11 febbraio 2010
Teatro dialettale a Rivanazzano Terme

Bisogna ammettere che il comune di Rivanazzano Terme, nostro vicino, è molto avanti sulla cultura. Oltre ad avere una biblioteca all'avanguardia attivissima anche nel promuovere iniziative di alta qualità, ora brilla anche per il teatro. Appena finito di ristrutturare, ha già al suo attivo un nutrito numero di spettacoli. Ora tocca al teatro dialettale. Leggo sul blog di Pieve Porto Marone che si terrà l' 8° Festival Provinciale di “Teatro dialettale” al Teatro Comunale Rivanazzano terme. Riporto dal blog:
"Infatti dalla locandina si apprende che al Teatro Comunale di Rivanazzano dal 12 febbraio sino al 28 marzo si terranno delle commeddie dialettali, tutte le esibizioni si potranno godere gratuitamente, perchè l’ingresso libero e gratuito!! Il tutto patrocinata dal Comune stesso di Rivanazzano dell’Ente Provinciale di Pavia e dall’Associazione Culturale di Artemusica… Leggendo la scaletta poi mi balza all’occhio anche la “S.M.S. Company” di Casoni che si esibirà la domenica del 14 febbraio alle ore 15.30 con la commeddia “Al pursè bianc” parodia in dialetto Casonese, e pensare che era l’era del cinghiale bianco ora si aggiunge anche al pursè bianc, traduzione maiale bianco! Non mi resta che fare gli auguri a questa compagnia dialettale composta di giovani casonesi e dintorni ……"
.... e l'ingresso è perfino gratuito !
mercoledì 10 febbraio 2010
Emolumenti alla giunta
Una notizia veramente buona dal vicino comune di Montesegale: la giunta rinuncia agli emolumenti in favore del comune. Sarebbe bello che anche nel nostro venisse una proposta in tali termini: io sarei dispostissimo, ma per me è troppo facile in quanto dovrei rinunciare ad una cifra estremamente modesta; per tutto il 2009 ho incassato ben 76 euro netti ! Su questo argomento si vedono veramente posizioni molto diverse: a Rivanazzano la giunta ha "incassato" un legittimo aumento scaturito dal passaggio del comune al di sopra dei 5.000 abitanti, in diversi comuni, compreso il nostro, si mantiene la remunerazione ed infine il bell'esempio di Montesegale. I maligni potranno intrecciare mille discorsi e valutazioni, ma non val la pena di curarsene. Il gesto è bello e bello rimane. Complimenti al sindaco Ferrari (Carlo)
Così la notizia su La Provincia (comprate il giornale, sono molte le notizie interessanti)
MERCOLEDÌ, 10 FEBBRAIO 2010 Pagina 32 - cronaca
MONTESEGALE La giunta rinuncia ai gettoni di presenza
MONTESEGALE. Lo stipendio del sindaco Carlo Ferrari e degli assessori e i gettoni di presenza dei consiglieri saranno utilizzati per riqualificare e rilanciare il territorio comunale. La rinuncia in toto alle indennità da parte degli amministratori comunali è una «regola» che vige in Comune a Montesegale da ben tre legislature. Le casse dell’Ente Locale avranno, quindi, un risparmio economico annuo tra 16.500 e 20mila euro. Queste risorse permetteranno di finanziare ogni anno la riqualificazione di una frazione .......(continua sul giornale)
Così la notizia su La Provincia (comprate il giornale, sono molte le notizie interessanti)
MERCOLEDÌ, 10 FEBBRAIO 2010 Pagina 32 - cronaca
MONTESEGALE La giunta rinuncia ai gettoni di presenza
MONTESEGALE. Lo stipendio del sindaco Carlo Ferrari e degli assessori e i gettoni di presenza dei consiglieri saranno utilizzati per riqualificare e rilanciare il territorio comunale. La rinuncia in toto alle indennità da parte degli amministratori comunali è una «regola» che vige in Comune a Montesegale da ben tre legislature. Le casse dell’Ente Locale avranno, quindi, un risparmio economico annuo tra 16.500 e 20mila euro. Queste risorse permetteranno di finanziare ogni anno la riqualificazione di una frazione .......(continua sul giornale)
martedì 9 febbraio 2010
Ancora per Haiti
E' stata designata la biblioteca, nella persona della sua presidente professoressa Anna Parini Majola, come capofila coordinatore dei banchetti e delle attività per raccogliere fondi per Haiti.
Com'era facile prevedere ormai i mezzi di comunicazione attribuiscono uno spazio secondario alla tragedia di tutto quel popolo, ma la situazione laggiù è, se possibile, ancor più grave di prima.
Mi risulta che la professoressa sia facendo il massimo sforzo per riuscire a mettere in piedi un'organizzazione in grado di raccogliere un significativo contributo.
Intanto Monica Albertini, passati i primi giorni, sta individuando, dal suo osservatorio privilegiato, progetti da finanziare.
Mi ha inviato ieri la mail che testualmente riporto:
"Riusciro' a ultimare la descrizione del progetto in due o tre giorni. In breve, e' una scuola, la Source of Hope School che ora e' impraticabile, molto danneggiata. Due dei 103 bambini sono morti. I bambini vivono all'aperto al momento perche' le loro case sono state distrutte. L'amministratore della scuola, Wilmayer, con cui siamo in diretto contatto, e' una caro amico di Emmanuel, un nostro carissimo amico, morto sotto le macerie con due delle sue tre bambine, di 5 e 4 anni. Emmanuel stava lavorando su un progetto per raccogliere fondi per la scuola. Al momento del terremoto, l'amministratore era a casa di Emmanuel e sono stati travolti dalle macerie. Solo Wilmayer, una nanny e la bambina piu' piccola di Emmanuel, di soli 2 anni ce l'hanno fatta. Ma sono rimasti sepolti vivi per 20 ore. Wilmayer e' traumatizzato e in questo momento trae forza nel ricostruire la scuola, affinche' i bambini possano ritrovarsi e ricominciare a vivere. Mio marito riparte domani o dopo per Haiti, dove rimarra' per un mese o piu' per dare assistenza alle famiglie vittime del terremoto. Si mettera' direttamente in contatto con Wilmayer dato che i contatti sono piu' facili sul luogo visti i problemi con la telefonia. Intanto ho chiesto a Wilmayer di indicarmi cosa serve per la ricostruizione e quanto costa il progetto. L'idea e' di dare il contratto a una compagnia locale cosi' che il il progetto possa generare lavoro per altri Haitiani rimaste vittime della catastrofe. Questo in breve."
Spero caldamente che la generosità dei nostri concittadini sappia essere all'altezza dei problemi che Monica ci prospetta.
A presto per ulteriori notizie ee dettagli.
Guarda un sito internet riguardante aiuti pro Haiti
Un video registrato dal presidente della regione Formigoni:
Com'era facile prevedere ormai i mezzi di comunicazione attribuiscono uno spazio secondario alla tragedia di tutto quel popolo, ma la situazione laggiù è, se possibile, ancor più grave di prima.
Mi risulta che la professoressa sia facendo il massimo sforzo per riuscire a mettere in piedi un'organizzazione in grado di raccogliere un significativo contributo.
Intanto Monica Albertini, passati i primi giorni, sta individuando, dal suo osservatorio privilegiato, progetti da finanziare.
Mi ha inviato ieri la mail che testualmente riporto:
"Riusciro' a ultimare la descrizione del progetto in due o tre giorni. In breve, e' una scuola, la Source of Hope School che ora e' impraticabile, molto danneggiata. Due dei 103 bambini sono morti. I bambini vivono all'aperto al momento perche' le loro case sono state distrutte. L'amministratore della scuola, Wilmayer, con cui siamo in diretto contatto, e' una caro amico di Emmanuel, un nostro carissimo amico, morto sotto le macerie con due delle sue tre bambine, di 5 e 4 anni. Emmanuel stava lavorando su un progetto per raccogliere fondi per la scuola. Al momento del terremoto, l'amministratore era a casa di Emmanuel e sono stati travolti dalle macerie. Solo Wilmayer, una nanny e la bambina piu' piccola di Emmanuel, di soli 2 anni ce l'hanno fatta. Ma sono rimasti sepolti vivi per 20 ore. Wilmayer e' traumatizzato e in questo momento trae forza nel ricostruire la scuola, affinche' i bambini possano ritrovarsi e ricominciare a vivere. Mio marito riparte domani o dopo per Haiti, dove rimarra' per un mese o piu' per dare assistenza alle famiglie vittime del terremoto. Si mettera' direttamente in contatto con Wilmayer dato che i contatti sono piu' facili sul luogo visti i problemi con la telefonia. Intanto ho chiesto a Wilmayer di indicarmi cosa serve per la ricostruizione e quanto costa il progetto. L'idea e' di dare il contratto a una compagnia locale cosi' che il il progetto possa generare lavoro per altri Haitiani rimaste vittime della catastrofe. Questo in breve."
Spero caldamente che la generosità dei nostri concittadini sappia essere all'altezza dei problemi che Monica ci prospetta.
A presto per ulteriori notizie ee dettagli.
Guarda un sito internet riguardante aiuti pro Haiti
Un video registrato dal presidente della regione Formigoni:
domenica 7 febbraio 2010
Amarezza da La meglio gioventù
Mi ha colpito questo piccolo episodio tratto da La meglio gioventù: tanta amarezza, quanta talvolta ci colpisce nel vedere questo nostro paese (con la "p" sia maiuscola, sia minuscola) che non cambia mai, con le persone che rifuggon da qualsiasi spirito di socialità, dove esiste la massima indifferenza per la cosa pubblica, dove gran parte della classe politica parla un linguaggio astruso e avulso dalla realtà.
Cambierà mai questo nostro paese (Paese) ?
Cambierà mai questo nostro paese (Paese) ?
venerdì 5 febbraio 2010
Difesa SpA - Il caso dell'ex deposito
E' nata l'azienda Difesa SpA, una società sotto il totale controllo pubblico, che avrà come compito, fra gli altri, la razionalizzazione di tutti gli acquisti relativi alle Forze Armate (esclusi gli armamenti) e la gestione del patrimonio immobiliare delle stesse, in ottica di utilizzazione e/o valorizzazione. A parte quanto ventilato da alcuni organi di stampa secondo i quali Difesa SpA potrebbe decidere di istallare impianti energetici su terreni di proprietà senza necessitare di autorizzazioni dei comuni competenti (non voglio neppur pensare per un attimo ad una centrale nella ex maginot), è ormai giunto il momento di parlare di cosa deve diventare l'ex deposito di carburanti militare in comune di Rivanazzano, confinante con il territorio di Godiasco. Si tratta di circa 13 ettari di terreno, circa metà a monte e metà a valle della strada provinciale. Vi sono alcuni immobili in pessime condizioni, hangar e certamente vari enormi serbatoi interrati. E' tutto in stato di abbandono da anni, sterpaglia mai curata da nessuno. Parrebbe che l'ultimo soggetto competente sul terreno sia la Forestale, ma ciò non l'ha sottratto al degrado. Penso che sarebbe assai opportuno che le due amministrazioni, di Rivanazzano e di Godiasco, si trovino attorno ad un tavolo per decidere quale destino debba avere l'area. Sarebbe un vero peccato che venga acquistata per farne una lottizzazione: la destinazione dovrebbe essere tale da esaltare la omogeneità del terreno, realizzando qualcosa che porti occasioni di lavoro, visibilità e rispetto dell'integrità della zona. Due anni or sono, in piena polemica con l'amministrazione che intendeva autorizzare la trasformazione del grand hotel di Salice in clinica, proponemmo di realizzare la struttura proprio lì, nell'ex deposito.
Non abbiamo ancora cambiato idea, l'abbiamo forse affinata. Vedremmo bene la costruzione di una struttura che si occupi di "educazione alimentare", una sorta di istituto a valenza più psicologica che medica, che si proponga di rieducare ad una corretta e naturale alimentazione coloro che soffrono di disturbi alimentari. Una sorta di "istituto Mességué" in cui vengano proposte sedute psicologiche, corsi di cucina, lezioni ginniche ecc. Abbiamo in zona la Villa Esperia che già si occupa di argomenti similari, abbiamo rinomate acque termali, abbiamo una zona di 13 ettari (!) ancora vergine dove poter edificare con basso impatto ambientale delle strutture basse, immerse nel verde, con vialetti ombrosi ed impianti sportivi (magari lungo lo Staffora).
Spero di aver gettato il sasso nello stagno .....
Come sempre i commenti sono graditissimi.
Non abbiamo ancora cambiato idea, l'abbiamo forse affinata. Vedremmo bene la costruzione di una struttura che si occupi di "educazione alimentare", una sorta di istituto a valenza più psicologica che medica, che si proponga di rieducare ad una corretta e naturale alimentazione coloro che soffrono di disturbi alimentari. Una sorta di "istituto Mességué" in cui vengano proposte sedute psicologiche, corsi di cucina, lezioni ginniche ecc. Abbiamo in zona la Villa Esperia che già si occupa di argomenti similari, abbiamo rinomate acque termali, abbiamo una zona di 13 ettari (!) ancora vergine dove poter edificare con basso impatto ambientale delle strutture basse, immerse nel verde, con vialetti ombrosi ed impianti sportivi (magari lungo lo Staffora).
Spero di aver gettato il sasso nello stagno .....
Come sempre i commenti sono graditissimi.
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giovedì 4 febbraio 2010
Interviste
Prossimamente vorrei iniziare a fare delle interviste ai protagonisti dell'economia dell'Oltrepò e della Valle Staffora in particolare.
Vorrei chiedere loro perchè hanno investito in questa zona per aprire negozi, imprese, ristoranti, alberghi, attività agricole, agriturismi, B&B, laboratori di preparazioni alimentari e non, eccetera.
Vorrei chiedere come si trovano, cosa credono che manchi, cosa vorrebbero che venisse fatto, se sono soddisfatti della loro decisione o se hanno cambiato idea.
Credo che dopo una serie infinita di convegni sul turismo sia giunto il momento di far parlare coloro che "sono in trincea", che ogni giorno si trovano ad affrontare le difficoltà di un'attività imprenditoriale nel nostro territorio.
Ogni intervista, concisa ma esauriente, sarà corredata da qualche foto.
Naturalmente nessuno dovrà pagare nulla per l'intervista e la pubblicità indiretta: rende un servizio a sè ed agli altri nel descrivere, vivendola, la realtà dell'Oltrepò Pavese.
Candidati ?
Vorrei chiedere loro perchè hanno investito in questa zona per aprire negozi, imprese, ristoranti, alberghi, attività agricole, agriturismi, B&B, laboratori di preparazioni alimentari e non, eccetera.
Vorrei chiedere come si trovano, cosa credono che manchi, cosa vorrebbero che venisse fatto, se sono soddisfatti della loro decisione o se hanno cambiato idea.
Credo che dopo una serie infinita di convegni sul turismo sia giunto il momento di far parlare coloro che "sono in trincea", che ogni giorno si trovano ad affrontare le difficoltà di un'attività imprenditoriale nel nostro territorio.
Ogni intervista, concisa ma esauriente, sarà corredata da qualche foto.
Naturalmente nessuno dovrà pagare nulla per l'intervista e la pubblicità indiretta: rende un servizio a sè ed agli altri nel descrivere, vivendola, la realtà dell'Oltrepò Pavese.
Candidati ?
Il "consumo" del suolo
Una lettera al direttore de La Provincia sul consumo del suolo e la risposta della signora Fiorani. Pubblico oggi per non fare "concorrenza" al giornale in edicola.
GIOVEDÌ, 04 FEBBRAIO 2010 Pagina 9 - Attualità
Difendiamo la Terra E’ troppo il suolo consumato
PIERANGELA FIORANI / P.FIORANI@LAPROVINCIA / PAVESE.IT
Il Comitato Agricoltori per la tutela del territorio che aderisce al progetto di «Cambiamo» vorrebbe dare voce al lamento inascoltato del suolo, ed in particolare di quello pavese che tutti noi quotidianamente calpestiamo, sfruttiamo, inquiniamo. Suolo, aria, acqua sono risorse essenziali per la nostra vita e perciò anche per la nostra salute, e riteniamo siano un patrimonio da salvaguardare sempre!
Se la nostra provincia è tra le terre più fertili d’Europa, come mai ogni giorno vengono «cancellati» 1,9 ettari di suolo agricolo? Tristemente vorremmo anche ricordare che Pavia ha il record negativo di consumo di suolo: -13,4 mq all’anno per abitante... e dal 1950 al 1998 sono scomparsi oltre 13.000 ettari di terreno coltivabile.
Il recente Ptcp pavese (piano territoriale di coordinamento provinciale) dice che: si tutelerà il paesaggio, gli spazi agricoli, l’ambiente e il consumo di suolo. Ora bisogna agire e fare perchè il tempo dei proclami è finito! In Francia si stanziano 1,65 miliardi di euro per salvare l’agricoltura e Sarkozy ribadisce che «la terra fa parte dell’identità nazionale francese»! A Badia Pavese si vuole una logistica da 320.000 mq. per «riqualificare il territorio, migliorando le caratteristiche del paesaggio»... (Provincia pavese dello scorso 19 gennaio). Oggi le eccellenze della nostra provincia, che ha un’anima agricola già da centinaia d’anni, sono: riso, vino, mais, pioppi... ma domani potranno essere: logistiche, interporti, ipermercati, outlet, multisale...
Cementificare i nostri suoli è come programmare il nostro suicidio. Noi del Comitato invitiamo tutti ad avere più consapevolezza nell’uso sfrenato della terra che ci ospita: sfruttata questa non se ne ha una di scorta, neanche in saldo in qualche luccicante centro commerciale.
Stefania e Lorenza Costa Barbè Comitato Agricoltori San Martino Siccomario
Risponde il direttore Fiorani
La Terra. Abbiamo solo questa, è vero, e solo noi siamo responsabili di ciò che lasciamo in eredità ai nostri figli.
Eppure, mentre pensiamo a costruire loro un futuro di agiatezze, non ci preoccupiamo di alcune semplici regole che ci dovrebbero aiutare a guardare un po’ più lontano.
Toccherebbe a chi amministra la cosa pubblica agire per il meglio?
Ma gli amministratori, in fondo, sono spesso né migliori né peggiori di tutti noi.
L’altro giorno ho assistito alla scena di una signora che, vedendo una lattina abbandonata davanti a casa sua, le ha dato un calcio per spostarla più in là. A quel punto la «scandalosa» lattina vuota non era più un problema suo.
Ecco, troppe volte tutti noi pensiamo che ciò che succede due metri più in là non è un problema nostro. E lo slogan «purché non nel mio giardino» diventa la filosofia di vita da praticare.
Questi sono temi su cui dovrà discutere anche il nostro consiglio comunale in sede di approvazione per Piano di Governo del Territorio PGT
GIOVEDÌ, 04 FEBBRAIO 2010 Pagina 9 - Attualità
Difendiamo la Terra E’ troppo il suolo consumato
PIERANGELA FIORANI / P.FIORANI@LAPROVINCIA / PAVESE.IT
Il Comitato Agricoltori per la tutela del territorio che aderisce al progetto di «Cambiamo» vorrebbe dare voce al lamento inascoltato del suolo, ed in particolare di quello pavese che tutti noi quotidianamente calpestiamo, sfruttiamo, inquiniamo. Suolo, aria, acqua sono risorse essenziali per la nostra vita e perciò anche per la nostra salute, e riteniamo siano un patrimonio da salvaguardare sempre!
Se la nostra provincia è tra le terre più fertili d’Europa, come mai ogni giorno vengono «cancellati» 1,9 ettari di suolo agricolo? Tristemente vorremmo anche ricordare che Pavia ha il record negativo di consumo di suolo: -13,4 mq all’anno per abitante... e dal 1950 al 1998 sono scomparsi oltre 13.000 ettari di terreno coltivabile.
Il recente Ptcp pavese (piano territoriale di coordinamento provinciale) dice che: si tutelerà il paesaggio, gli spazi agricoli, l’ambiente e il consumo di suolo. Ora bisogna agire e fare perchè il tempo dei proclami è finito! In Francia si stanziano 1,65 miliardi di euro per salvare l’agricoltura e Sarkozy ribadisce che «la terra fa parte dell’identità nazionale francese»! A Badia Pavese si vuole una logistica da 320.000 mq. per «riqualificare il territorio, migliorando le caratteristiche del paesaggio»... (Provincia pavese dello scorso 19 gennaio). Oggi le eccellenze della nostra provincia, che ha un’anima agricola già da centinaia d’anni, sono: riso, vino, mais, pioppi... ma domani potranno essere: logistiche, interporti, ipermercati, outlet, multisale...
Cementificare i nostri suoli è come programmare il nostro suicidio. Noi del Comitato invitiamo tutti ad avere più consapevolezza nell’uso sfrenato della terra che ci ospita: sfruttata questa non se ne ha una di scorta, neanche in saldo in qualche luccicante centro commerciale.
Stefania e Lorenza Costa Barbè Comitato Agricoltori San Martino Siccomario
Risponde il direttore Fiorani
La Terra. Abbiamo solo questa, è vero, e solo noi siamo responsabili di ciò che lasciamo in eredità ai nostri figli.
Eppure, mentre pensiamo a costruire loro un futuro di agiatezze, non ci preoccupiamo di alcune semplici regole che ci dovrebbero aiutare a guardare un po’ più lontano.
Toccherebbe a chi amministra la cosa pubblica agire per il meglio?
Ma gli amministratori, in fondo, sono spesso né migliori né peggiori di tutti noi.
L’altro giorno ho assistito alla scena di una signora che, vedendo una lattina abbandonata davanti a casa sua, le ha dato un calcio per spostarla più in là. A quel punto la «scandalosa» lattina vuota non era più un problema suo.
Ecco, troppe volte tutti noi pensiamo che ciò che succede due metri più in là non è un problema nostro. E lo slogan «purché non nel mio giardino» diventa la filosofia di vita da praticare.
Questi sono temi su cui dovrà discutere anche il nostro consiglio comunale in sede di approvazione per Piano di Governo del Territorio PGT
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mercoledì 3 febbraio 2010
Il GAL per il turismo
Riporto da La Provincia un articolo sulla presentazione di un progetto sul turismo da parte del GAL:
MERCOLEDÌ, 03 FEBBRAIO 2010 Pagina 32 - cronaca
Varzi. Il Gal Alto Oltrepo ha presentato in Regione un dossier per finanziare un’operazione che coinvolgerà 46 Comuni della zona
Turismo e ambiente, aziende agricole in campo
Un progetto per trasformare le realtà produttive in punti di tutela del territorio
EMANUELE BOTTIROLI
VARZI . Le aziende agricole della collina come punti futuri di interesse turistico a livello provinciale: lavoro dei campi e ospitalità. Parola d’ordine «sviluppo sostenibile». Il Gruppo d’azione locale del presidente Giorgio Remuzzi ha pronto un piano di sviluppo locale da 6 milioni di euro. Il dossier è stato inviato in questi giorni in Regione.
L’alta collina investe su agricoltura e natura. E’ già stato presentato a Regione Lombardia il documento procedurale di attuazione delle misure previste nell’ambito del pacchetto «Oltrepo, un territorio in movimento», che verrà approvato dal Comitato di gestione in questi giorni. Al via bandi e convenzioni. Mano tesa ad aziende agricole e di trasformazione, ai consorzi di prodotti e forestali. Il piano del Gal affronta sei tematiche: economia e servizi, ambiente, turismo e cultura, competitività, informazione e animazione territoriale, cooperazione.
S’investirà su un territorio che consta di 46 Comuni della porzione meridionale della provincia di Pavia, già al centro della programmazione europea «Leader». Cogliere la chance del piano significa poter usufruire di finanziamenti di più facile accesso rispetto a quelli dei bandi ordinari del piano di sviluppo rurale regionale 2007/2013.
Di qui a marzo il Gal attiverà le prime misure operative, saranno emanati i bandi e si stipuleranno convenzioni.
Ai blocchi di partenza l’operazione «Oltrepo rural welfare», per lo sviluppo di una rete di servizi integrati per la popolazione in tema di mobilità e di cura sul territorio. Pronta anche l’azione denominata «La casa dei servizi» volta alla realizzazione di un polo tecnologico al servizio delle imprese e della comunità. La casa dei servizi è pensata anche per supportare l’organizzazione e la realizzazione dei servizi e lo sviluppo di una rete integrata di servizi alla popolazione, affincare gli operatori della ricettività, supportare l’offerta formativa locale. Il Gal metterà presto a bando anche l’azione «Agricoltura sociale», per la sperimentazione della fattoria sociale. L’intento è quello di rendere le imprese dell’agroalimentare realtà sempre più aperte, una specie di stazioni turistiche. Si punta anche alla creazione di nuovi itinerari attraverso il programma «La rete escursionistica dalla pianura al mare», che prevede la realizzazione di un sistema escursionistico integrato dell’Oltrepo tramite convenzioni tra Gal, Provincia, Comuni, Comunità montana. Il Gal nel prossimo anno spingerà anche per il miglioramento delle condizioni dell’ambiente montano e la sensibilizzazione della comunità locale. «Il Gruppo d’azione locale - ha spiegato il vice presidente Nicola Adavastro - vuol continuare attivamente ad essere l’agenzia di sviluppo del territorio collinare e montano della provincia di Pavia».
MERCOLEDÌ, 03 FEBBRAIO 2010 Pagina 32 - cronaca
Varzi. Il Gal Alto Oltrepo ha presentato in Regione un dossier per finanziare un’operazione che coinvolgerà 46 Comuni della zona
Turismo e ambiente, aziende agricole in campo
Un progetto per trasformare le realtà produttive in punti di tutela del territorio
EMANUELE BOTTIROLI
VARZI . Le aziende agricole della collina come punti futuri di interesse turistico a livello provinciale: lavoro dei campi e ospitalità. Parola d’ordine «sviluppo sostenibile». Il Gruppo d’azione locale del presidente Giorgio Remuzzi ha pronto un piano di sviluppo locale da 6 milioni di euro. Il dossier è stato inviato in questi giorni in Regione.
L’alta collina investe su agricoltura e natura. E’ già stato presentato a Regione Lombardia il documento procedurale di attuazione delle misure previste nell’ambito del pacchetto «Oltrepo, un territorio in movimento», che verrà approvato dal Comitato di gestione in questi giorni. Al via bandi e convenzioni. Mano tesa ad aziende agricole e di trasformazione, ai consorzi di prodotti e forestali. Il piano del Gal affronta sei tematiche: economia e servizi, ambiente, turismo e cultura, competitività, informazione e animazione territoriale, cooperazione.
S’investirà su un territorio che consta di 46 Comuni della porzione meridionale della provincia di Pavia, già al centro della programmazione europea «Leader». Cogliere la chance del piano significa poter usufruire di finanziamenti di più facile accesso rispetto a quelli dei bandi ordinari del piano di sviluppo rurale regionale 2007/2013.
Di qui a marzo il Gal attiverà le prime misure operative, saranno emanati i bandi e si stipuleranno convenzioni.
Ai blocchi di partenza l’operazione «Oltrepo rural welfare», per lo sviluppo di una rete di servizi integrati per la popolazione in tema di mobilità e di cura sul territorio. Pronta anche l’azione denominata «La casa dei servizi» volta alla realizzazione di un polo tecnologico al servizio delle imprese e della comunità. La casa dei servizi è pensata anche per supportare l’organizzazione e la realizzazione dei servizi e lo sviluppo di una rete integrata di servizi alla popolazione, affincare gli operatori della ricettività, supportare l’offerta formativa locale. Il Gal metterà presto a bando anche l’azione «Agricoltura sociale», per la sperimentazione della fattoria sociale. L’intento è quello di rendere le imprese dell’agroalimentare realtà sempre più aperte, una specie di stazioni turistiche. Si punta anche alla creazione di nuovi itinerari attraverso il programma «La rete escursionistica dalla pianura al mare», che prevede la realizzazione di un sistema escursionistico integrato dell’Oltrepo tramite convenzioni tra Gal, Provincia, Comuni, Comunità montana. Il Gal nel prossimo anno spingerà anche per il miglioramento delle condizioni dell’ambiente montano e la sensibilizzazione della comunità locale. «Il Gruppo d’azione locale - ha spiegato il vice presidente Nicola Adavastro - vuol continuare attivamente ad essere l’agenzia di sviluppo del territorio collinare e montano della provincia di Pavia».
Un ricordo: Fred Buscaglione
Il 3 febbraio 1960 periva in un incidente stradale il grande Fred Buscaglione, aveva 39 anni.
La sua figura rompeva gli schemi nell'italietta un po' "bacchettona" degli anni '50 grazie a canzoni che parlavano di mala, di Chicago, di whisky ecc, italietta abituata invece a sentire canzoni dove amore faceva rima con cuore e dove si parlava di mamme lontane.
Per una sua biografia guarda qua.
La sua figura rompeva gli schemi nell'italietta un po' "bacchettona" degli anni '50 grazie a canzoni che parlavano di mala, di Chicago, di whisky ecc, italietta abituata invece a sentire canzoni dove amore faceva rima con cuore e dove si parlava di mamme lontane.
Per una sua biografia guarda qua.
Santa Cristina e i cani
Da diverso tempo sento varie lamentele verso quei proprietari di cani che non raccolgono le deiezioni dei propri beniamini. Il problema non è per fortuna devastante, solo alcuni insozzano la pubblica via ed i marciapiedi, ma certamente è una situazione piuttosto fastidiosa per tutti. Io sono sempre convinto che non serva prevedere multe più sostanziose, anzi: sono convinto che basterebbe aumentare i controlli e dare la sensazione che chi sbaglia viene costretto immancabilmente a pagare.
Da La Provincia di oggi si legge cheiIntanto a Santa Cristina ....
MERCOLEDÌ, 03 FEBBRAIO 2010 Pagina 28 - cronaca S. Cristina, nuovo regolamento
Fino a 500 euro se i cani sporcano
SANTA CRISTINA. Arrivano una serie di obblighi per i possessori di cani. «Il suolo pubblico - spiega il sindaco Elio Grossi - è spesso insudiciato dagli escrementi dei cani e i cittadini si lamentano». Così sono stati presi dei provvedimenti. I proprietari sono obbligati a raccogliere le deiezioni dei cani lasciate su suolo pubblico e gettarle nei rifiuti; essere sempre forniti di strumenti idonei a raccogliere gli escrementi, in caso contrario, il vigile potrà multare chi non ne è in possesso.
Il guinzaglio è obbligatorio nelle aree pubbliche (lungo al massimo un metro e mezzo). E’ vietato introdurre i cani su aiuole, spazi per bambini e aree circostanti edifici scolastici. Per i trasgressori scatteranno multe da 25 a 500 euro. (val.ban.)
Da La Provincia di oggi si legge cheiIntanto a Santa Cristina ....
MERCOLEDÌ, 03 FEBBRAIO 2010 Pagina 28 - cronaca S. Cristina, nuovo regolamento
Fino a 500 euro se i cani sporcano
SANTA CRISTINA. Arrivano una serie di obblighi per i possessori di cani. «Il suolo pubblico - spiega il sindaco Elio Grossi - è spesso insudiciato dagli escrementi dei cani e i cittadini si lamentano». Così sono stati presi dei provvedimenti. I proprietari sono obbligati a raccogliere le deiezioni dei cani lasciate su suolo pubblico e gettarle nei rifiuti; essere sempre forniti di strumenti idonei a raccogliere gli escrementi, in caso contrario, il vigile potrà multare chi non ne è in possesso.
Il guinzaglio è obbligatorio nelle aree pubbliche (lungo al massimo un metro e mezzo). E’ vietato introdurre i cani su aiuole, spazi per bambini e aree circostanti edifici scolastici. Per i trasgressori scatteranno multe da 25 a 500 euro. (val.ban.)
Sito internet Oltrepò Pavese
Ho già segnalato questo sito internet mettendo il link qua sulla destra. Lo segnalo nuovamente perchè mi sembra interessante ed ulteriormente arricchito. E' anche possibile iscriversi ad una newsletter settimanale. Per visitare il sito clicca qua
martedì 2 febbraio 2010
Volontari per il servizio civile nazionale
Ho scritto spesso della validità del Servizio Civile Nazionale con il quale enti ed associazioni possono avvalersi dell'opera di giovani con costi irrisori. Nel nostro comune avremmo un gran bisogno di questo istituto per fare quei lavori che non siamo in grado di assolvere con le attuali forze e il tutto dando la possibilità a dei giovani di vivere un'esperienza molto formativa nella comunità.
Per saperne di più, guarda qua.
Per saperne di più, guarda qua.
Caccia selvaggia ?
Mi piace passeggiare per le nostre colline e vivo con un certo (molto) fastidio l'incontrare dei cacciatori con fucile in mano pronti a far fuoco.
In verità non mi fido molto che sparino solo dopo aver identificato l'esatta natura della preda che hanno davanti, come è ampiamente dimostrato dai tanti impallinati, e qualcuno ucciso, "per sbaglio". Il fatto che talvolta possa essere confuso un cristiano con un fagiano mi sembra un ottimo motivo per diffidare e temere, durante le mie passeggiate, la presenza dei cacciatori.
Ora apprendo dalla LIPU che il nostro parlamento avrebbe recepito una norma europea tesa ad allungare la stagione della caccia.
Mi dicono :
L’approvazione dell’articolo 38 della legge Comunitaria al Senato ha, tra le altre cose, cancellato i limiti della stagione venatoria attualmente contenuti tra il 1° settembre e il 31 gennaio.
E' in corso una raccolta firme per via telematica:
Potete firmare per via telematica collegandovi a:
www.lipu.it/tu_petizione_cacciaselvaggia.htm
In verità non mi fido molto che sparino solo dopo aver identificato l'esatta natura della preda che hanno davanti, come è ampiamente dimostrato dai tanti impallinati, e qualcuno ucciso, "per sbaglio". Il fatto che talvolta possa essere confuso un cristiano con un fagiano mi sembra un ottimo motivo per diffidare e temere, durante le mie passeggiate, la presenza dei cacciatori.
Ora apprendo dalla LIPU che il nostro parlamento avrebbe recepito una norma europea tesa ad allungare la stagione della caccia.
Mi dicono :
L’approvazione dell’articolo 38 della legge Comunitaria al Senato ha, tra le altre cose, cancellato i limiti della stagione venatoria attualmente contenuti tra il 1° settembre e il 31 gennaio.
E' in corso una raccolta firme per via telematica:
Potete firmare per via telematica collegandovi a:
www.lipu.it/tu_petizione_cacciaselvaggia.htm
Turismo, ma quale ?
Nei tanti (troppi) convegni, nelle interviste, nei programmi elettorali si fa un gran parlare di vocazione turistica del nostro territorio. Turistica e basta. Ma cosa vuol dire ? Qual'è il target di ospiti che ci interessa ? Siamo coscienti che non esiste la possibilità di richiamare tutti e di essere per tutti appetibili ? Credo che prima di qualsiasi azione concreta, sia il caso di chiarirsi le idee.
Riporto un contributo trovato su internet. Mi sembra interessante leggerlo.
Verso il turismo locale?
Scritto da Stefano Landi
1. LA CRISI DI UN MODELLO
Di questi tempi si sente molto parlare di crisi, e magari anche di crisi del turismo, salvo poi essere smentiti dai fatti, come è successo ad esempio per l’inverno che anche grazie alla tanta neve è stata una stagione eccezionale.
Colpisce molto vedere le Associazioni di categoria stilare un programma di richieste che sembrano riferite ad un settore sull’orlo del baratro: ognuno fa il suo mestiere, e le Associazioni per prime, ma sinceramente non ce le vediamo proprio le Agenzie in cassa integrazione o i Tour Operator costretti a dilazionare gli oneri sociali, “perché i turisti non viaggiano più”.
Crediamo si tratti di qualcosa di altro, e che tocchi anche a noi capirlo e dirlo, e magari anche prefigurare una via di uscita, un punto di caduta.
2. I DUE MERCATI
Il mercato turistico, come ha detto anche l’Assessore Guido Pasi con grande lucidità alla Conferenza dell’Emilia Romagna il 2 dicembre 2008 (il suo prezioso intervento lo trovate negli articoli della webzine alla categorie “cose belle”), si sta ormai divaricando in (almeno) due diversi mercati.
2.1. Da una parte c’è un mercato di massa, che si può definire tale non solo per i numeri ma soprattutto per i caratteri di standardizzazione. Un mercato in cui si è sviluppata l’intermediazione “industriale”, che ha definito i propri modelli di business sui grandi numeri: almeno una “catena” di charter, almeno una linea di pullman, almeno una grande quantità di ricettivo omogeneo.
Questo mercato è in riduzione, e probabilmente in crisi irreversibile:
• vuoi per effetto della crisi congiunturale che fa rincorrere sempre il prezzo più basso
• vuoi per l’esasperata concorrenza di tutti gli operatori sugli stessi prodotti
• ma soprattutto, a nostro parere, per l’esaurimento strutturale della spinta della domanda verso prodotti stereotipati, verso sistemazioni sempre più omologate, verso luoghi in progressiva perdita dell’identità, che stanno tutti diventando “non luoghi”.
2.2. Ma questo mercato non è l’unico: ce n’è un altro, in crescita, ancora in cerca di definizione, di identità, anche di un nome.
Alcuni lo chiamano mercato dei viaggiatori (contrapposti ai turisti), altri della qualità (contrapposta alla quantità); Pasi lo chiama “turismo della libertà”, riferendosi alla possibilità di scelta libera, alla ricerca di luoghi “veri”. Certo si affianca al primo senza necessariamente sostituirlo, e non è necessariamente composto da altri consumatori: si può fare un giorno una scelta, e il giorno dopo quella opposta, con grande e serena incoerenza ed infedeltà.
E’ un mercato a forte connotazione valoriale, che cerca esperienze memorabili, identità locali, autenticità, cultura locale fatta di vissuto e di quotidiano, piuttosto che non di vestigia ereditate, alla faccia dei templari della “Cultura”.
Ma questo mercato è difficilmente organizzabile:
• è fatto di piccoli numeri, al limite di singoli individui, rifugge l’intruppamento;
• è fatto di scelte, cerca di muoversi tra le righe già scritte, pretende le opzioni;
• è una domanda reale e consistente, che non trova risposte strutturate,
e allora si auto-organizza, sulla base delle esperienze dirette e del passaparola, non solo grazie ad internet, ma anche a partire dalla oggettiva innovatività del ricettivo,
• che ha saputo andare alla ricerca delle nicchie e dei segmenti, magari anche piccolissimi (fino al “segment-of-one marketing);
• che ha saputo, anche fuori dalle leggi, proporre una ricettività non convenzionale ormai esplosa;
• che fa delle motivazioni e delle nicchie, dei piccoli numeri il proprio pane quotidiano,
• e che quindi si attrezza a lavorare in proporzione molto di più sul contatto che non sulla prestazione del servizio.
Niente di questo è avvenuto nell’intermediazione, il cui modello di business resta inchiodato ai grandi numeri, e che anzi sembra orientarsi verso la crescita dimensionale infinita, oppure verso la serializzazione delle debolezze, in cerca di economie di agglomerazione negli acquisti, nei sistemi, nella promozione.
3. L’ANALOGIA ALIMENTARE E DEL LARGO CONSUMO
Le analogie più forti sono con l’agro-alimentare ed in genere con il largo consumo, in cui il punto di svolta è già avvenuto: la Grande Distribuzione Organizzata e le reti di franchising sono già il leader e vanno incontro alle esigenze del mercato di massa; fanno produrre per sé, in qualunque posto del Mondo, prodotti con affidabilità massima e prezzo minimo:
• contrabbandando l’affidabilità per qualità;
• coprendo l’assenza di sapore con la manipolazione genetica o con le spezie come in un libro di fantascienza degli anni sessanta;
• combattendosi quotidianamente a colpi di “primo prezzo”, non importa se effettivo o civetta;
• e usando spregiudicatamente il sottocosto come leva di attrazione del cliente;
• ma anche retrocedendo sui produttori lo schiacciamento dei costi e la leva finanziaria con un chiara filosofia di irresponsabilità.
Per converso si è sviluppato il secondo mercato, che ha tante facce spesso tra loro intrecciate e non ha un solo nome, che risponde ad esigenze di gusto e di valori, il senso di appartenenza al territorio come quello di solidarietà planetaria, che sfiora l’edonismo da un lato, il leghismo dall’altro, la responsabilità marxista e quella cristiana, il terzomondismo e la beneficienza, fino all’appartenenza di branco e all’ansia di auto-rappresentazione ed identificazione in una tribù di consumo.
Ci sono infatti:
• le DOC-DOP e le condotte del gusto di slow -food
• le reti biologiche e quelle solidali (Fair trade, Commercio Equo, ecc.)
• i farmers market e i Gruppi di Acquisto Solidali
• i prodotti delle squadre di calcio e quelli della Fiat e della Ducati
• la linea Lifegate e, chissà, quella neo-nazi
• la linea griffata e quella volutamente e snobisticamente anonima
• l’approccio salutista e quello chimico-dopato-culturista
• le nuove mille tendenze etniche, trainate dalle tante diverse etnie dei nuovi italiani, ma non solo
• per non parlare delle linee confessionali, vecchie e nuove, fino a Scientology e ai “fagiolini”
• e così via.
Spesso ognuna di queste pulsioni si ritrova in un solo luogo, diverso da caso a caso: un “concept store”, che prende di volta in volta nomi e forme diverse; altre volte permea di sé le reti commerciali del mercato di massa, prendendo la forma di corner, “shop in the shop”, ecc.
4. CHE FORMA PRENDERA’ IL “SECONDO MERCATO” NEL TURISMO ?
Se è relativamente facile diagnosticare e prevedere un ulteriore declino del mercato di massa governato dai tour operator “tradizionali”, non è però facile capire se il punto di caduta sarà:
• la disintermediazione, con il ritorno al rapporto individuale con i singoli produttori (come se tutti andassero a fare la spesa in campagna, o sui siti dei contadini)
• una ripresa di protagonismo dei produttori che risalgono la catena distributiva (come se il turismo si vendesse dal camioncino con l’altoparlante sotto casa, o a tutti i cittadini arrivassero le mail della Pensione Sorriso)
• una assunzione di ruolo da parte dei consumatori che si strutturano in gruppi di acquisto e vanno a cercare il meglio a prezzi convenienti (i GAS nel turismo, magari sotto forma di social network)
• la formalizzazione di legami stabili tra comunità di consumatori e di produttori (i “cittadini” che “adottano” un luogo, lo aiutano ad organizzarsi, magari ne acquistano quote o porzioni e poi ci vanno in vacanza)
• nuove realtà di territori (come i GAL) o di produttori che costruiscono prodotti territoriali e che vanno a cercarsi acquirenti sulla base di prossimità territoriali e/o affinità valoriali.
A questo crediamo valga la pena di riflettere e lavorare, se davvero ci sta a cuore il nostro futuro.
Riporto un contributo trovato su internet. Mi sembra interessante leggerlo.
Verso il turismo locale?
Scritto da Stefano Landi
1. LA CRISI DI UN MODELLO
Di questi tempi si sente molto parlare di crisi, e magari anche di crisi del turismo, salvo poi essere smentiti dai fatti, come è successo ad esempio per l’inverno che anche grazie alla tanta neve è stata una stagione eccezionale.
Colpisce molto vedere le Associazioni di categoria stilare un programma di richieste che sembrano riferite ad un settore sull’orlo del baratro: ognuno fa il suo mestiere, e le Associazioni per prime, ma sinceramente non ce le vediamo proprio le Agenzie in cassa integrazione o i Tour Operator costretti a dilazionare gli oneri sociali, “perché i turisti non viaggiano più”.
Crediamo si tratti di qualcosa di altro, e che tocchi anche a noi capirlo e dirlo, e magari anche prefigurare una via di uscita, un punto di caduta.
2. I DUE MERCATI
Il mercato turistico, come ha detto anche l’Assessore Guido Pasi con grande lucidità alla Conferenza dell’Emilia Romagna il 2 dicembre 2008 (il suo prezioso intervento lo trovate negli articoli della webzine alla categorie “cose belle”), si sta ormai divaricando in (almeno) due diversi mercati.
2.1. Da una parte c’è un mercato di massa, che si può definire tale non solo per i numeri ma soprattutto per i caratteri di standardizzazione. Un mercato in cui si è sviluppata l’intermediazione “industriale”, che ha definito i propri modelli di business sui grandi numeri: almeno una “catena” di charter, almeno una linea di pullman, almeno una grande quantità di ricettivo omogeneo.
Questo mercato è in riduzione, e probabilmente in crisi irreversibile:
• vuoi per effetto della crisi congiunturale che fa rincorrere sempre il prezzo più basso
• vuoi per l’esasperata concorrenza di tutti gli operatori sugli stessi prodotti
• ma soprattutto, a nostro parere, per l’esaurimento strutturale della spinta della domanda verso prodotti stereotipati, verso sistemazioni sempre più omologate, verso luoghi in progressiva perdita dell’identità, che stanno tutti diventando “non luoghi”.
2.2. Ma questo mercato non è l’unico: ce n’è un altro, in crescita, ancora in cerca di definizione, di identità, anche di un nome.
Alcuni lo chiamano mercato dei viaggiatori (contrapposti ai turisti), altri della qualità (contrapposta alla quantità); Pasi lo chiama “turismo della libertà”, riferendosi alla possibilità di scelta libera, alla ricerca di luoghi “veri”. Certo si affianca al primo senza necessariamente sostituirlo, e non è necessariamente composto da altri consumatori: si può fare un giorno una scelta, e il giorno dopo quella opposta, con grande e serena incoerenza ed infedeltà.
E’ un mercato a forte connotazione valoriale, che cerca esperienze memorabili, identità locali, autenticità, cultura locale fatta di vissuto e di quotidiano, piuttosto che non di vestigia ereditate, alla faccia dei templari della “Cultura”.
Ma questo mercato è difficilmente organizzabile:
• è fatto di piccoli numeri, al limite di singoli individui, rifugge l’intruppamento;
• è fatto di scelte, cerca di muoversi tra le righe già scritte, pretende le opzioni;
• è una domanda reale e consistente, che non trova risposte strutturate,
e allora si auto-organizza, sulla base delle esperienze dirette e del passaparola, non solo grazie ad internet, ma anche a partire dalla oggettiva innovatività del ricettivo,
• che ha saputo andare alla ricerca delle nicchie e dei segmenti, magari anche piccolissimi (fino al “segment-of-one marketing);
• che ha saputo, anche fuori dalle leggi, proporre una ricettività non convenzionale ormai esplosa;
• che fa delle motivazioni e delle nicchie, dei piccoli numeri il proprio pane quotidiano,
• e che quindi si attrezza a lavorare in proporzione molto di più sul contatto che non sulla prestazione del servizio.
Niente di questo è avvenuto nell’intermediazione, il cui modello di business resta inchiodato ai grandi numeri, e che anzi sembra orientarsi verso la crescita dimensionale infinita, oppure verso la serializzazione delle debolezze, in cerca di economie di agglomerazione negli acquisti, nei sistemi, nella promozione.
3. L’ANALOGIA ALIMENTARE E DEL LARGO CONSUMO
Le analogie più forti sono con l’agro-alimentare ed in genere con il largo consumo, in cui il punto di svolta è già avvenuto: la Grande Distribuzione Organizzata e le reti di franchising sono già il leader e vanno incontro alle esigenze del mercato di massa; fanno produrre per sé, in qualunque posto del Mondo, prodotti con affidabilità massima e prezzo minimo:
• contrabbandando l’affidabilità per qualità;
• coprendo l’assenza di sapore con la manipolazione genetica o con le spezie come in un libro di fantascienza degli anni sessanta;
• combattendosi quotidianamente a colpi di “primo prezzo”, non importa se effettivo o civetta;
• e usando spregiudicatamente il sottocosto come leva di attrazione del cliente;
• ma anche retrocedendo sui produttori lo schiacciamento dei costi e la leva finanziaria con un chiara filosofia di irresponsabilità.
Per converso si è sviluppato il secondo mercato, che ha tante facce spesso tra loro intrecciate e non ha un solo nome, che risponde ad esigenze di gusto e di valori, il senso di appartenenza al territorio come quello di solidarietà planetaria, che sfiora l’edonismo da un lato, il leghismo dall’altro, la responsabilità marxista e quella cristiana, il terzomondismo e la beneficienza, fino all’appartenenza di branco e all’ansia di auto-rappresentazione ed identificazione in una tribù di consumo.
Ci sono infatti:
• le DOC-DOP e le condotte del gusto di slow -food
• le reti biologiche e quelle solidali (Fair trade, Commercio Equo, ecc.)
• i farmers market e i Gruppi di Acquisto Solidali
• i prodotti delle squadre di calcio e quelli della Fiat e della Ducati
• la linea Lifegate e, chissà, quella neo-nazi
• la linea griffata e quella volutamente e snobisticamente anonima
• l’approccio salutista e quello chimico-dopato-culturista
• le nuove mille tendenze etniche, trainate dalle tante diverse etnie dei nuovi italiani, ma non solo
• per non parlare delle linee confessionali, vecchie e nuove, fino a Scientology e ai “fagiolini”
• e così via.
Spesso ognuna di queste pulsioni si ritrova in un solo luogo, diverso da caso a caso: un “concept store”, che prende di volta in volta nomi e forme diverse; altre volte permea di sé le reti commerciali del mercato di massa, prendendo la forma di corner, “shop in the shop”, ecc.
4. CHE FORMA PRENDERA’ IL “SECONDO MERCATO” NEL TURISMO ?
Se è relativamente facile diagnosticare e prevedere un ulteriore declino del mercato di massa governato dai tour operator “tradizionali”, non è però facile capire se il punto di caduta sarà:
• la disintermediazione, con il ritorno al rapporto individuale con i singoli produttori (come se tutti andassero a fare la spesa in campagna, o sui siti dei contadini)
• una ripresa di protagonismo dei produttori che risalgono la catena distributiva (come se il turismo si vendesse dal camioncino con l’altoparlante sotto casa, o a tutti i cittadini arrivassero le mail della Pensione Sorriso)
• una assunzione di ruolo da parte dei consumatori che si strutturano in gruppi di acquisto e vanno a cercare il meglio a prezzi convenienti (i GAS nel turismo, magari sotto forma di social network)
• la formalizzazione di legami stabili tra comunità di consumatori e di produttori (i “cittadini” che “adottano” un luogo, lo aiutano ad organizzarsi, magari ne acquistano quote o porzioni e poi ci vanno in vacanza)
• nuove realtà di territori (come i GAL) o di produttori che costruiscono prodotti territoriali e che vanno a cercarsi acquirenti sulla base di prossimità territoriali e/o affinità valoriali.
A questo crediamo valga la pena di riflettere e lavorare, se davvero ci sta a cuore il nostro futuro.
L'agricoltura protagonista dello sviluppo del Trentino
L'agricoltura protagonista dello sviluppo del Trentino
Martedì 02 Febbraio 2010
Qui di seguito puoi scaricare l'intervento di Tiziano Mellarini, Assessore all'agricoltura, foreste, turismo e promozione della provincia di Trento, in apertura del convegno "Agricoltura Duemilaventi - Strategie di indirizzo del sistema agroalimentare trentino, svoltosi a Trento lo scorso 29 gennaio.
La delicata congiuntura che caratterizza anche l'agricoltura trentina ha imposto da subito la necessità di individuare nuove e più incisive strategie e misure di intervento, in particolare per quanto riguarda l'agricoltura di montagna.Per le piccole aziende agricole di montagna si evidenzia infatti una sola strada da percorrere: caratterizzare e distinguere le proprie produzioni attraverso decisivi percorsi di qualità. Come ? Ne hanno parlato a Trento, oltre all'assessore Mellarini, il Ministro Luca Zaia, Franz Fischler (Commissario europeo per l'agricoltura), Paolo De Castro (Presidente Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo), insieme a enti e associazioni del settore.
Scarica l'intervento
Martedì 02 Febbraio 2010
Qui di seguito puoi scaricare l'intervento di Tiziano Mellarini, Assessore all'agricoltura, foreste, turismo e promozione della provincia di Trento, in apertura del convegno "Agricoltura Duemilaventi - Strategie di indirizzo del sistema agroalimentare trentino, svoltosi a Trento lo scorso 29 gennaio.
La delicata congiuntura che caratterizza anche l'agricoltura trentina ha imposto da subito la necessità di individuare nuove e più incisive strategie e misure di intervento, in particolare per quanto riguarda l'agricoltura di montagna.Per le piccole aziende agricole di montagna si evidenzia infatti una sola strada da percorrere: caratterizzare e distinguere le proprie produzioni attraverso decisivi percorsi di qualità. Come ? Ne hanno parlato a Trento, oltre all'assessore Mellarini, il Ministro Luca Zaia, Franz Fischler (Commissario europeo per l'agricoltura), Paolo De Castro (Presidente Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo), insieme a enti e associazioni del settore.
Scarica l'intervento
domenica 31 gennaio 2010
Coltivare funghi ?
Una delle cause, se non la principale, dello spopolamento dell'Oltrepò è la carenza di occasioni di reddito. I terreni non sono certo adatti a coltivazioni tradizionali che, stante la natura collinare, sarebbero antieconomiche. Anche la viticultura, per piccoli produttori che conferiscono in cantine non assicura grossi margini. In talune aziende si cerca di affiancare anche produzioni di erbe aromatiche, apicoltura ed iniziative turistiche come i B&B, agriturismi in genere, fattorie didattiche (ancora troppo poche). Mi chiedo se non sia possibile anche inserire tentativi di elicicoltura, tanto in voga in Piemonte (Cherasco prov di Cuneo e dintorni) e coltivazione di funghi. Potrebbero essere delle valide iniziative per dare sostegno al reddito di agricoltori, spingendoli a restare sul territorio e ad accudirlo, con enormi benefici anche per l'assetto idrogeologico: nessun intervento straordinario riesce a produrre i benefici di una manutenzione regolare sul terreno.
Per i funghi leggo di un'iniziativa di un'azienda pugliese.
Per l'elicicoltura basta guardare cosa produce nella zona di Cherasco, ma anche proposte meno vincolate alla zona.
Per i funghi leggo di un'iniziativa di un'azienda pugliese.
Per l'elicicoltura basta guardare cosa produce nella zona di Cherasco, ma anche proposte meno vincolate alla zona.
sabato 30 gennaio 2010
Le Terme lavorano anche con Salice deserta
Leggo una lettera al direttore su La Provincia di oggi:
TURISMO Salice sembra deserta ma le Terme fanno il pieno
Scrivo in risposta all’articolo pubblicato sulla Provincia Pavese del 12 gennaio, all’interno del quale Salice Terme è descritto come un paese fantasma. Partendo dall’assunto che ogni realtà turistica vive di alta e bassa stagione, credo che l’autore dell’articolo abbia fotografato solo una parte della realtà, senza analizzare approfonditamente quelle che sono le risorse e peculiarità del nostro paese. Con orgoglio mi permetto di segnalare che dal 26 dicembre al 6 gennaio ben 1025 persone hanno scelto e beneficiato dei trattamenti proposti dal nostro centro benessere, la maggior parte dei quali includendo almeno una notte di pernottamento alberghiero in una delle strutture nostre partner. I numerosi ospiti hanno preferito percorsi rilassanti e detossinanti per fuggire dallo stress quotidiano e prendersi una pausa tutta dedicata a se stessi. Infatti, chi sceglie di trascorrere qualche ora in un centro benessere, predilige di fatto l’evasione dalla quotidianità unito ad una maggiore attenzione e consapevolezza dell’importanza di riequilibrare il corpo con la mente.
Da questo concetto chiave, in questi giorni di chiusura al pubblico, il nostro staff sta lavorando a pieno regime in vista della riapertura del prossimo 8 febbraio, per garantire ai nostri ospiti la qualità che da anni ci contraddistingue e premia gli sforzi fatti.
Ufficio stampa Terme di Salice
- Risponde l'autore dell'articolo -
In quella domenica che ho raccontato, Salice era davvero un paese fantasma. Probabilmente le Terme erano come sempre attivissime. Ma io notavo la quasi totale assenza di locali aperti e di accoglienza turistica. Era triste, Salice, come una di quelle località di mare durante l’inverno. Un tempo, però: oggi in riviera sanno attrezzarsi meglio. E se provvedesse in tal senso anche l’Oltrepo? (f.ma.)
TURISMO Salice sembra deserta ma le Terme fanno il pieno
Scrivo in risposta all’articolo pubblicato sulla Provincia Pavese del 12 gennaio, all’interno del quale Salice Terme è descritto come un paese fantasma. Partendo dall’assunto che ogni realtà turistica vive di alta e bassa stagione, credo che l’autore dell’articolo abbia fotografato solo una parte della realtà, senza analizzare approfonditamente quelle che sono le risorse e peculiarità del nostro paese. Con orgoglio mi permetto di segnalare che dal 26 dicembre al 6 gennaio ben 1025 persone hanno scelto e beneficiato dei trattamenti proposti dal nostro centro benessere, la maggior parte dei quali includendo almeno una notte di pernottamento alberghiero in una delle strutture nostre partner. I numerosi ospiti hanno preferito percorsi rilassanti e detossinanti per fuggire dallo stress quotidiano e prendersi una pausa tutta dedicata a se stessi. Infatti, chi sceglie di trascorrere qualche ora in un centro benessere, predilige di fatto l’evasione dalla quotidianità unito ad una maggiore attenzione e consapevolezza dell’importanza di riequilibrare il corpo con la mente.
Da questo concetto chiave, in questi giorni di chiusura al pubblico, il nostro staff sta lavorando a pieno regime in vista della riapertura del prossimo 8 febbraio, per garantire ai nostri ospiti la qualità che da anni ci contraddistingue e premia gli sforzi fatti.
Ufficio stampa Terme di Salice
- Risponde l'autore dell'articolo -
In quella domenica che ho raccontato, Salice era davvero un paese fantasma. Probabilmente le Terme erano come sempre attivissime. Ma io notavo la quasi totale assenza di locali aperti e di accoglienza turistica. Era triste, Salice, come una di quelle località di mare durante l’inverno. Un tempo, però: oggi in riviera sanno attrezzarsi meglio. E se provvedesse in tal senso anche l’Oltrepo? (f.ma.)
venerdì 29 gennaio 2010
I controlli sono indispensabili
Sono sempre stato convinto che non serva aumentare le leggi, ma solo far osservare quelle esistenti. Non desidero vivere in uno stato "di polizia", ma certamente sono consapevole che non tutti sentono i propri doveri quanto sarebbe giusto, e non osservandoli ledono il diritto di tutti i cittadini ad una convivenza civile in un ambiente civile. Purtroppo la nostra Polizia Locale ha grossi problemi di organico e questo rende impossibile un'azione capillare e regolare.
E' importante che l'amministrazzione si impegni a trovare delle soluzioni al problema.
Riporto una notizia riguardante la vicina Alessandria sull'importanza dei controlli:
Presto ad Alessandria maggiori controlli sulla raccolta differenziata
Bilancio positivo per il Nucleo Ispettori Ambientali di Alessandria: nei primi tre mesi di attività sono stati elevati 120 verbali di contravvenzione. Il servizio si occupa di garantire un'azione di monitoraggio sull'abbandono dei rifiuti, lo smaltimento della raccolta differenziata, i comportamenti dei possessori di cani e qualunque altra azione incivile contro l’ambiente e l’arredo urbano
giovedì 28 gennaio 2010 12:53
1647 controlli e 120 verbali in tre mesi: un bilancio positivo per il Nucleo Ispettori Ambientali di Alessandria, diventato operativo il 19 ottobre scorso.
Delle 120 contravvenzioni, soltanto due hanno riguardato la raccolta differenziata, con sanzioni di circa 50 euro ciascuna. In prima battuta e a titolo sperimentale, infatti, l’attività degli ispettori ambientali si è concentrata prevalentemente sull'abbandono indiscriminato di rifiuti da parte di privati cittadini e aziende, oltre agli accertamenti riguardanti i proprietari di cani. Nel futuro si prevede di dare maggiore spazio alle verifiche sulla raccolta differenziata, sia per la raccolta stradale che porta a porta. E' un impegno che ci conferma il coordinatore degli Ispettori Ambientali Fulvio Barzizza: "Con il proseguire dell'attività del Nucleo Ispettori Ambientali, nel corso di quest’anno, l’ambito della raccolta differenziata sarà uno degli obiettivi primari di intervento."
E' importante che l'amministrazzione si impegni a trovare delle soluzioni al problema.
Riporto una notizia riguardante la vicina Alessandria sull'importanza dei controlli:
Presto ad Alessandria maggiori controlli sulla raccolta differenziata
Bilancio positivo per il Nucleo Ispettori Ambientali di Alessandria: nei primi tre mesi di attività sono stati elevati 120 verbali di contravvenzione. Il servizio si occupa di garantire un'azione di monitoraggio sull'abbandono dei rifiuti, lo smaltimento della raccolta differenziata, i comportamenti dei possessori di cani e qualunque altra azione incivile contro l’ambiente e l’arredo urbano
giovedì 28 gennaio 2010 12:53
1647 controlli e 120 verbali in tre mesi: un bilancio positivo per il Nucleo Ispettori Ambientali di Alessandria, diventato operativo il 19 ottobre scorso.
Delle 120 contravvenzioni, soltanto due hanno riguardato la raccolta differenziata, con sanzioni di circa 50 euro ciascuna. In prima battuta e a titolo sperimentale, infatti, l’attività degli ispettori ambientali si è concentrata prevalentemente sull'abbandono indiscriminato di rifiuti da parte di privati cittadini e aziende, oltre agli accertamenti riguardanti i proprietari di cani. Nel futuro si prevede di dare maggiore spazio alle verifiche sulla raccolta differenziata, sia per la raccolta stradale che porta a porta. E' un impegno che ci conferma il coordinatore degli Ispettori Ambientali Fulvio Barzizza: "Con il proseguire dell'attività del Nucleo Ispettori Ambientali, nel corso di quest’anno, l’ambito della raccolta differenziata sarà uno degli obiettivi primari di intervento."
giovedì 28 gennaio 2010
Ma se l'aria vale qualcosa ......
Prima la cronaca e poi una considerazione.
La cronaca:
Milano decide il blocco del traffico
Dopo 17 giorni consecutivi di superamento della soglia, auto ferme dalle 10 alle 18 domenica 31 gennaio nel capoluogo lombardo. Se il Pm10 non scende, ticket antismog anche per i diesel euro 4 senza fap. Legambiente Lombardia: la politica non ha compreso la cronicità del problema
di Ovidio Diamanti giovedì 28 gennaio 2010 15:42
Alla fine hanno deciso per il blocco del traffico. Domenica Milano si ferma dalle 10 alle 18. Lo ha deciso il Comune, d'accordo con Regione e Provincia nella riunione convocata stamani al Pirellone. La domenica a piedi riguarda solo il territorio del Comune.
Potranno circolare solo i veicoli ecologici e sono previste deroghe per medici, infermieri e ministri del culto.
La decisione e' stata annunciata dal sindaco, Letizia Moratti, insieme con il presidente della Regione, Roberto Formigoni, e l'assessore alla Mobilita' della Provincia, Giovanni De Nicola.
Oltre al blocco della circolazione di domenica prossima, a Milano, Regione Lombardia, Comune di Milano e Provincia hanno concordato un irrigidimento di Ecopass, il ticket antismog nel centro del capoluogo lombardo, nel caso l'emergenza inquinamento dovesse continuare anche nei prossimi giorni. Come spiegato dal primo cittadino Letizia Moratti, se si arriverà a 20 giorni consecutivi di sforamento dei limiti di Pm10 nell'aria, saranno sottoposti al pagamento di Ecopass anche i veicoli diesel Euro 4 senza filtro antiparticolato, oggi esentati per deroga. L'abolizione dell'esenzione per questa categoria di mezzi durerà fino al terzo giorno in cui il livello di Pm10 sarà tornato sotto i livelli di guardia, vale a dire sotto i 50 microgrammi per metro cubo
E ora la considerazione:
Visto che Milano e tante altre città hanno condizioni così disastrose della qualità dell'aria, situazione che invece non ricorre a Salice/Godiasco e in praticamente tutto l'Oltrepò, perchè non fare delle misurazioni precise e dar vita ad una campagna pubblicitario/informativa in cui si evidenziano i differenti dati e si conclude il messaggio con una domanda: "Vuoi respirare almeno nel week end?"
Forse un'iniziativa di tal genere costerebbe come un paio di convegni sullo sviluppo turistico in Oltrepò, ma sarebbe assai più produttivo.
La cronaca:
Milano decide il blocco del traffico
Dopo 17 giorni consecutivi di superamento della soglia, auto ferme dalle 10 alle 18 domenica 31 gennaio nel capoluogo lombardo. Se il Pm10 non scende, ticket antismog anche per i diesel euro 4 senza fap. Legambiente Lombardia: la politica non ha compreso la cronicità del problema
di Ovidio Diamanti giovedì 28 gennaio 2010 15:42
Alla fine hanno deciso per il blocco del traffico. Domenica Milano si ferma dalle 10 alle 18. Lo ha deciso il Comune, d'accordo con Regione e Provincia nella riunione convocata stamani al Pirellone. La domenica a piedi riguarda solo il territorio del Comune.
Potranno circolare solo i veicoli ecologici e sono previste deroghe per medici, infermieri e ministri del culto.
La decisione e' stata annunciata dal sindaco, Letizia Moratti, insieme con il presidente della Regione, Roberto Formigoni, e l'assessore alla Mobilita' della Provincia, Giovanni De Nicola.
Oltre al blocco della circolazione di domenica prossima, a Milano, Regione Lombardia, Comune di Milano e Provincia hanno concordato un irrigidimento di Ecopass, il ticket antismog nel centro del capoluogo lombardo, nel caso l'emergenza inquinamento dovesse continuare anche nei prossimi giorni. Come spiegato dal primo cittadino Letizia Moratti, se si arriverà a 20 giorni consecutivi di sforamento dei limiti di Pm10 nell'aria, saranno sottoposti al pagamento di Ecopass anche i veicoli diesel Euro 4 senza filtro antiparticolato, oggi esentati per deroga. L'abolizione dell'esenzione per questa categoria di mezzi durerà fino al terzo giorno in cui il livello di Pm10 sarà tornato sotto i livelli di guardia, vale a dire sotto i 50 microgrammi per metro cubo
E ora la considerazione:
Visto che Milano e tante altre città hanno condizioni così disastrose della qualità dell'aria, situazione che invece non ricorre a Salice/Godiasco e in praticamente tutto l'Oltrepò, perchè non fare delle misurazioni precise e dar vita ad una campagna pubblicitario/informativa in cui si evidenziano i differenti dati e si conclude il messaggio con una domanda: "Vuoi respirare almeno nel week end?"
Forse un'iniziativa di tal genere costerebbe come un paio di convegni sullo sviluppo turistico in Oltrepò, ma sarebbe assai più produttivo.
Divieto di indossare il burqa in Francia
Forse non è argomento strettamente di competenza comunale, ma vorrei far notare che ciò che in Francia sta per essere vietato, da noi lo è già da anni. Infatti, per quanto riguarda l’ordine pubblico, già da 35 anni, per effetto del primo comma dell’art. 5 della legge n. 152 del 1975, “Disposizioni a tutela dell’ordine pubblico“, “È vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. È in ogni caso vietato l’uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino.” Vi è poi l’art. 85 del R.D., il “Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza“, che proibisce a chiunque di andare in giro con maschere di qualsivoglia tipo.
Anche io sono favorevole al divieto, sia per motivazioni di ordine pubblico, sia per a mio avviso ovvie ragioni di civiltà verso la donna. Da noi la legge esiste già, basta farla applicare.
Anche io sono favorevole al divieto, sia per motivazioni di ordine pubblico, sia per a mio avviso ovvie ragioni di civiltà verso la donna. Da noi la legge esiste già, basta farla applicare.
La biblioteca comunale di Salice trasloca

Fervono i preparativi per il trasferimento della biblioteca comunale dalla vecchia (e fatiscente) sede di via Diviani al Centro Diviani, dove già è la scuola materna.
Noi, e anche l'attuale maggioranza, avevamo promesso in campagna elettorale di accorpare in quel centro le scuole elementari (ora in piazza Spadolini) alle materne, e di portare la sede della biblioteca salicese nell'edificio resosi libero. Pare che siano sopraggiunte difficoltà burocratiche, legate al fatto che il Centro Diviani è in territorio di Rivanazzano. Il portarvi le scuole elementari avrebbe significato portarle appunto in comune di Rivanazzano, con il pericolo, a tal punto, che i bambini di Salice avrebbero potuto essere destinati anche nelle altre sedi scolastiche di quel comune, e quindi lontani da casa con evidenti disagi. Mi sembra una cosa assurda, ma esiste una cosa più assurda della burocrazia con le sue miopi regole ? Stanti però così le cose, non resta che rassegnarsi (o soprassedere) dall'intento di riunificazione e comunque apprezzare che la biblioteca viene trasferita in locali migliori, più spaziosi e luminosi, anche con aria condizionata. La speranza è che il decentramento non disamori il pubblico dal fruire dei servizi bibliotecari che, mi assicurano, verranno notevolmente sviluppati, anche con un internet point. L'inaugurazione della nuova struttura, prevista per il 27 febbraio 2010, servirà a rendersi conto personalmente del cambiamento e, speriamolo, del miglioramento.
Un articolo su La Provincia di ieri parla dell'argomento:
Godiasco. Il 27 febbraio inaugurazione, sì alla creazione di un punto polifunzionale
La biblioteca andrà al centro Diviani FEDERICA CALIZZANO
SALICE TERME. Il centro Diviani diventerà la nuova sede della biblioteca comunale. L’inaugurazione è prevista il 27 febbraio alle ore 17. Un primo passo che l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Anna Corbi, mette in atto per fare della struttura salicese un centro culturale e polifunzionale. «Quello che apparentemente può apparire come un semplice trasloco - spiega l’assessore alla cultura e alla scuola Monica Masanta - nasconde in realtà un progetto più ambizioso: la valorizzazione del centro Diviani come importante risorsa del territorio. Attualmente l’edificio ospita la sede dell’Unitre, la scuola materna e le cucine della ditta che fornisce i pasti agli alunni delle scuole. La commissione della biblioteca, in partenariato con l’università della terza età, ha elaborato un progetto per concorrere al bando emanato dalla Fondazione Vodafone Cariplo dal titolo “Aggiungi un posto in biblioteca: la cultura come strumento di coesione sociale”. L’obiettivo è fornire occasioni di partecipazione, scambio e confronto modificando l’offerta più comune e realizzando un luogo deputato alla diffusione e produzione culturale. L’elaborato della commissione, che si articola in sei sezioni, trasforma quindi la biblioteca in uno spazio in movimento che accoglie soggetti diversi dagli utenti tradizionali. Non solo consultazione quindi, ma anche iniziative tese a soddisfare le richieste del territorio e rivolte a tutte le fasce d’età. Vogliamo avvicinare chi ancora non conosce il piacere della lettura, trasmettere il sapere secondo nuove modalità, trasformare la parola scritta in rappresentazione, formare e far acquisire nuove abilità poi spendibili nel mondo del lavoro, diffondere una cultura musicale e rendere la lettura intrattenimento itinerante. Se questi sono gli obbiettivi, il cui raggiungimento può essere garantito solo da forze congiunte, allora questa nuova biblioteca necessita di essere collocata in uno spazio più strategico e più fruibile dal diverso utente ipotizzato».
Le dimissioni di Graziella Zelaschi - secondo
Le dimissioni di Graziella Zelaschi trovano eco su a Provincia che le dedica un articolo. Su questo blog avevamo già parlato dell'argomento ricevendo un commento da un lettore cui ha risposto la stessa interessata. Per vedere il post clicca qua
Questo l'articolo di oggi.
GIOVEDÌ, 28 GENNAIO 2010 Pagina 29 - cronaca
La Zelaschi lascia il Consiglio Al suo posto arriva Fabio Torlaschi
FEDERICA CALIZZANO
GODIASCO. Graziella Zelaschi si dimette. La dirigente scolastica dell’istituto comprensivo di Rivanazzano lascia i banchi di opposizione in consiglio comunale a Godiasco. Al suo posto entra Fabio Torlaschi, 31 anni.
Graziella Zelaschi smentisce le voci che la vorrebbero in disaccordo con gli altri esponenti di opposizione. «Lascio spazio ai giovani e sono certa che Fabio Torlaschi saprà dare un contributo costruttivo al gruppo “Progredire Insieme” e al consiglio comunale nel suo complesso». Una scelta personale, quindi, e non politica. La direttrice non lascerà il Partito democratico, ma «al momento le mie priorità - spiega - vanno alla scuola e il mio massimo impegno alla formazione dei ragazzi». «Si sente la necessità di energie nuove e di esperienze concrete maturate in campo sociale, politico e amministrativo: un rapporto positivo e di fiducia fra le generazioni è fondamentale per lo sviluppo delle comunità e dell’intero Paese. Sono molto contenta di aver contribuito a creare le condizioni affinché le giovani leve possano affermarsi nella vita pubblica con la costituzione dell’associazione “Giovani Oltre” di cui Fabio Torlaschi fa parte insieme a Fabio Malaspina, nel ruolo di presidente e a Fabrizio Rolandi, segretario. Ho preso una decisione che si inquadra nel mio disegno iniziale ed è quindi giunto per me il momento di passare il testimone».
Questo l'articolo di oggi.
GIOVEDÌ, 28 GENNAIO 2010 Pagina 29 - cronaca
La Zelaschi lascia il Consiglio Al suo posto arriva Fabio Torlaschi
FEDERICA CALIZZANO
GODIASCO. Graziella Zelaschi si dimette. La dirigente scolastica dell’istituto comprensivo di Rivanazzano lascia i banchi di opposizione in consiglio comunale a Godiasco. Al suo posto entra Fabio Torlaschi, 31 anni.
Graziella Zelaschi smentisce le voci che la vorrebbero in disaccordo con gli altri esponenti di opposizione. «Lascio spazio ai giovani e sono certa che Fabio Torlaschi saprà dare un contributo costruttivo al gruppo “Progredire Insieme” e al consiglio comunale nel suo complesso». Una scelta personale, quindi, e non politica. La direttrice non lascerà il Partito democratico, ma «al momento le mie priorità - spiega - vanno alla scuola e il mio massimo impegno alla formazione dei ragazzi». «Si sente la necessità di energie nuove e di esperienze concrete maturate in campo sociale, politico e amministrativo: un rapporto positivo e di fiducia fra le generazioni è fondamentale per lo sviluppo delle comunità e dell’intero Paese. Sono molto contenta di aver contribuito a creare le condizioni affinché le giovani leve possano affermarsi nella vita pubblica con la costituzione dell’associazione “Giovani Oltre” di cui Fabio Torlaschi fa parte insieme a Fabio Malaspina, nel ruolo di presidente e a Fabrizio Rolandi, segretario. Ho preso una decisione che si inquadra nel mio disegno iniziale ed è quindi giunto per me il momento di passare il testimone».
mercoledì 27 gennaio 2010
Un contributo per il GIORNO DELLA MEMORIA
Ricevo dal consigliere Eraldo Pedemonte un contributo per il giorno della memoria, contributo che ben volentieri pubblico.
Sono foto molte crude, ma nulla in confronto alla spaventosa realtà che vogliono raccontare. Il contributo nasce da una mail che sta facendo il giro del mondo appunto per testimoniare le efferatezze che il giorno della memoria è preposto a ricordare. Nel duomo di San Miniato in provincia di Pisa, dove furono trucidati dai nazisti decine di cittadini inermi, c'è una lapide che dice "per perdonare, ma per non dimenticare".
Questo il contributo di Eraldo:









Il Generale Dwight D. Eisenhower aveva ragione
nell'ordinare che fossero fatti
molti filmati e molte foto.
OLOCAUSTO
Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa.
E' una questione di Storia ricordare che,
quando il Supremo Comandante delle Forze alleate
(Stati Uniti, Inghilterra, Francia, etc.),
Generale Dwight D. Eisenhower,
incontrò le vittime dei campi di concentramento,
ha ordinato che fosse fatto il maggior numero di foto possibili,
e fece in modo che i tedeschi delle città vicine
fossero accompagnati fino a quei campi
e persino seppellissero i morti.
E il motivo, lui l'ha spiegato così:
'Che si tenga il massimo della documentazione
- che si facciano filmati - che si registrino i testimoni -
perchè, in qualche momento durante la storia,
qualche idiota potrebbe sostenere
che tutto questo non è mai successo'.
'Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male,
è che gli uomini di bene non facciano nulla'.
(Edmund Burke)
Sono trascorsi più di 60 anni
dal termine della Seconda Guerra Mondiale.
Questa e-mail viene inviata come una catena,
in memoria dei 6 milioni di ebrei,
20 milioni di russi,
10 milioni di cristiani,
e 1900 preti cattolici
che sono stati assassinati, massacrati, violentati,
bruciati, morti di fame e umiliati,
nel mentre la Germania e la Russia
volgevano lo sguardo in altre direzioni.
Ora più che mai, a fronte di qualcuno che sostiene
"L'Olocausto è un mito",
è fondamentale fare in modo che
il mondo non dimentichi mai.
L'obiettivo che si vuole raggiungere inviando questa e-mail
è che venga letta da, almeno, 40 milioni di persone in tutto il mondo.
Sii un anello di questa catena
e aiuta ad inviare l'e-mail in tutto il mondo.
Sono foto molte crude, ma nulla in confronto alla spaventosa realtà che vogliono raccontare. Il contributo nasce da una mail che sta facendo il giro del mondo appunto per testimoniare le efferatezze che il giorno della memoria è preposto a ricordare. Nel duomo di San Miniato in provincia di Pisa, dove furono trucidati dai nazisti decine di cittadini inermi, c'è una lapide che dice "per perdonare, ma per non dimenticare".
Questo il contributo di Eraldo:
Il Generale Dwight D. Eisenhower aveva ragione
nell'ordinare che fossero fatti
molti filmati e molte foto.
OLOCAUSTO
Esattamente, come è stato previsto circa 60 anni fa.
E' una questione di Storia ricordare che,
quando il Supremo Comandante delle Forze alleate
(Stati Uniti, Inghilterra, Francia, etc.),
Generale Dwight D. Eisenhower,
incontrò le vittime dei campi di concentramento,
ha ordinato che fosse fatto il maggior numero di foto possibili,
e fece in modo che i tedeschi delle città vicine
fossero accompagnati fino a quei campi
e persino seppellissero i morti.
E il motivo, lui l'ha spiegato così:
'Che si tenga il massimo della documentazione
- che si facciano filmati - che si registrino i testimoni -
perchè, in qualche momento durante la storia,
qualche idiota potrebbe sostenere
che tutto questo non è mai successo'.
'Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male,
è che gli uomini di bene non facciano nulla'.
(Edmund Burke)
Sono trascorsi più di 60 anni
dal termine della Seconda Guerra Mondiale.
Questa e-mail viene inviata come una catena,
in memoria dei 6 milioni di ebrei,
20 milioni di russi,
10 milioni di cristiani,
e 1900 preti cattolici
che sono stati assassinati, massacrati, violentati,
bruciati, morti di fame e umiliati,
nel mentre la Germania e la Russia
volgevano lo sguardo in altre direzioni.
Ora più che mai, a fronte di qualcuno che sostiene
"L'Olocausto è un mito",
è fondamentale fare in modo che
il mondo non dimentichi mai.
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lunedì 25 gennaio 2010
Il GIORNO DELLA MEMORIA a teatro

TEATRO LIBERO 27 gennaio: giorno della memoria per non dimenticare!!!
I DIARI DEL DOPPIO REDUCE
di Alberto Perego con Marco Brambilla, Andrea Coppone, Valeria Perdonò
regia di Luca Ligato ORE 21; ingresso libero
Tel. 02-8323126, e-mail info@teatrolibero.it
Via Savona, 10 - 20144 - Milano (MI)
"Attraverso le vicissitudini e i ricordi di un giovane milanese, chiamato alle armi nel 1916, onoriamo i sacrifici e le sofferenze di molti. In questo modo le vicende di un uomo qualunque diventano l'emblema della incredibile e dolorosa avventura di un'intera generazione."
Che cosa è il Giorno della Memoria? Perché in Italia viene celebrato il 27 gennaio?
Molti stati hanno istituito un "giorno della memoria".
L'Italia lo ha fissato al 27 gennaio, data in cui, nel 1945, fu liberato il campo di sterminio di Auschwitz.
Scelta analoga hanno compiuto numerosi altri paesi che hanno ritenuto opportuno optare per una data comune a tutta l’Europa piuttosto che per una data di rilievo solo nazionale.
La nostra proposta: Una lettura, appassionata ed avvincente di un testo di un autore milanese che racconta di un altro milanese, prima cittadino italiano, poi soldato e infine prigioniero;
Una scena vuota.
Tre voci.
Una sola storia.
La testimonianza di un uomo come tanti nella Milano dei primi del '900, strappato alla sua quotidianità per andare a combattere.
"Sei tu Luigi Perego?"
Annuii con il capo e il mondo mi cadde addosso....
Quale è la Legge che stabilisce il Giorno della Memoria in Italia?
La Legge che stabilisce il “Giorno della Memoria” è la Legge 20 luglio 2000, n. 211, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000 nella quale si legge:
“Istituzione del “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti
Art. 1.
1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
Art. 2.
1. In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all'articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”.
27 gennaio, GIORNO DELLA MEMORIA
Per non dimenticare dove può arrivare la pazzia umana.
Ecco cosa scrive Renzo Gattegna, Presidente Unione Comunità Ebraiche Italiane sul sito UCEI
Sessantacinque anni fa, il 27 gennaio 1945, venivano aperti i cancelli di Auschwitz. Le immagini che apparvero agli occhi dei soldati sovietici che liberarono il campo, sono impresse nella nostra memoria collettiva. Ad Auschwitz, come negli innumerevoli altri campi di concentramento e di sterminio creati dalla Germania nazista, erano stati commessi crimini di incredibile efferatezza. Tali crimini non furono commessi solo contro il popolo ebraico e gli altri popoli e categorie oppressi, ma contro tutta l’umanità, segnando una sorta di punto di non ritorno nella Storia.
L’uomo contemporaneo, con il suo grande bagaglio di conoscenze, nel cuore del continente più civile e avanzato, era caduto in un baratro. Aveva utilizzato il suo sapere per scopi criminali, tramutando quelle conquiste scientifiche e tecnologiche, di cui l’Europa era allora protagonista indiscussa, in strumenti per annichilire e distruggere intere popolazioni, primi fra tutti gli ebrei d’Europa.
Da quel trauma l’Europa e il mondo intero si risvegliarono estremamente scossi. Si domandarono come era stato possibile che la Shoah fosse avvenuta. E, soprattutto, quali comportamenti e azioni mettere in atto per scongiurare che accadesse di nuovo.
Dalla consapevolezza dei crimini di cui il nazismo si era macchiato nacque nel 1948 la Dichiarazione universale dei diritti umani, promulgata dalle Nazioni Unite allo scopo di riconoscere a livello internazionale i diritti inalienabili di tutti gli uomini in ogni nazione.
Il 27 gennaio 2010 il Giorno della Memoria si celebra in Italia per la decima volta. Dieci anni sono passati da quando fu chiesto all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane di partecipare all’attuazione delle iniziative, promosse dalle istituzioni dello Stato italiano e in particolare dal Ministero dell’Istruzione, che avrebbero caratterizzato lo svolgimento di questa giornata. Oggi il Giorno della Memoria è diventato un’occasione fondamentale, per le scuole, di formare tanti giovani tramite una importante attività didattica e di ricerca.
Da allora l’ebraismo italiano si è a più riprese interrogato sul modo di proporre una riflessione che non fosse svuotata dei suoi significati più profondi, riducendosi a semplice celebrazione. Al di là delle giuste, necessarie parole su Shoah e Memoria, crediamo infatti che occorra cercare di perpetuare il senso vero di questo giorno.
Esiste infatti una problematica della relazione tra Storia e Memoria. La Shoah è ormai consegnata ai libri di Storia, al pari di altri avvenimenti del passato. Pochi testimoni sono rimasti a raccontarci la loro esperienza. Si potrebbe ipotizzare una Memoria cristallizzata nei libri, come un evento importante ma lontano nel tempo, da studiare al pari di qualsiasi altro capitolo di un libro scolastico, con il rischio di rendere distante il significato e la ragione vera per cui il Giorno della Memoria è stato istituito per legge.
E’ di enorme importanza che le nuove e future generazioni facciano proprio questo insegnamento nel modo più vivo e partecipato possibile, stimolando il dibattito, le domande, i “perché” indispensabili per la comprensione di quei tragici eventi.
Scriveva la filosofa Hannah Arendt, che il male non ha né profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. E’ una sfida al pensiero, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale.
La filosofa che forse più in profondità ha studiato le aberrazioni del nazismo, coniando quella ormai famosa espressione, “la banalità del male”, riferita a uno dei principali esecutori della Shoah, dà una definizione di tetra neutralità e ignavia a chi non pensa, a chi non riflette, a chi non ha idee proprie, a chi non dà valore e giudizio alle proprie azioni e alle loro conseguenze. La Arendt collega il “bene” direttamente al pensiero, fonte vitale di comprensione del mondo.
Favorendo noi una riflessione vivace nei ragazzi, renderemo forse il servizio migliore a questo Giorno che, per essere vissuto nel modo più autentico, necessita di un pensiero non statico, non nozionistico.
Occorre fornire alle nuove generazione gli strumenti, anche empirici, per riflettere su cosa l’umanità è stata in grado di fare, perché non accada mai più.
Questo, forse, è il senso più vero del Giorno della Memoria, ed è un bene prezioso per tutti.
Fortunatamente gli anni '40 sono molto lontani, ma ogni tanto, in qualche parte del mondo, riappaiono situazioni emblematiche, situazioni che sarebbe bene imparare a valutare non per quello che sono, ma per dove potrebbero condurre. Fenomeni come questo del sindaco di Treviso cosa possono significare ? Quella dell'intolleranza razziale è una strada in discesa e pericolosa, una strada che inizialmente può sembrare folcloristica, marginale, ma che in determinati momenti, specialmente di crisi economica, quando la rabbia popolare necessita di capri espiatori, rischia di portare verso destinazioni insospettabili e tragiche.
e ricordiamo che il giorno della memoria non riguarda solo gli ebrei, che pur furono di gran lunga le vittime più numerose, ma diverse altre etnie ed altri individui "scelti" per le loro convinzioni politiche e per le loro abitudini sessuali.
Come sempre i commenti sono, più che ben accetti, richiesti. Data tuttavia la delicatezza dell'argomento, mi riservo di non pubblicare tutti quelli che non si ispireranno ad un criterio di rigida correttezza. Grazie
Ecco cosa scrive Renzo Gattegna, Presidente Unione Comunità Ebraiche Italiane sul sito UCEI
Sessantacinque anni fa, il 27 gennaio 1945, venivano aperti i cancelli di Auschwitz. Le immagini che apparvero agli occhi dei soldati sovietici che liberarono il campo, sono impresse nella nostra memoria collettiva. Ad Auschwitz, come negli innumerevoli altri campi di concentramento e di sterminio creati dalla Germania nazista, erano stati commessi crimini di incredibile efferatezza. Tali crimini non furono commessi solo contro il popolo ebraico e gli altri popoli e categorie oppressi, ma contro tutta l’umanità, segnando una sorta di punto di non ritorno nella Storia.
L’uomo contemporaneo, con il suo grande bagaglio di conoscenze, nel cuore del continente più civile e avanzato, era caduto in un baratro. Aveva utilizzato il suo sapere per scopi criminali, tramutando quelle conquiste scientifiche e tecnologiche, di cui l’Europa era allora protagonista indiscussa, in strumenti per annichilire e distruggere intere popolazioni, primi fra tutti gli ebrei d’Europa.
Da quel trauma l’Europa e il mondo intero si risvegliarono estremamente scossi. Si domandarono come era stato possibile che la Shoah fosse avvenuta. E, soprattutto, quali comportamenti e azioni mettere in atto per scongiurare che accadesse di nuovo.
Dalla consapevolezza dei crimini di cui il nazismo si era macchiato nacque nel 1948 la Dichiarazione universale dei diritti umani, promulgata dalle Nazioni Unite allo scopo di riconoscere a livello internazionale i diritti inalienabili di tutti gli uomini in ogni nazione.
Il 27 gennaio 2010 il Giorno della Memoria si celebra in Italia per la decima volta. Dieci anni sono passati da quando fu chiesto all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane di partecipare all’attuazione delle iniziative, promosse dalle istituzioni dello Stato italiano e in particolare dal Ministero dell’Istruzione, che avrebbero caratterizzato lo svolgimento di questa giornata. Oggi il Giorno della Memoria è diventato un’occasione fondamentale, per le scuole, di formare tanti giovani tramite una importante attività didattica e di ricerca.
Da allora l’ebraismo italiano si è a più riprese interrogato sul modo di proporre una riflessione che non fosse svuotata dei suoi significati più profondi, riducendosi a semplice celebrazione. Al di là delle giuste, necessarie parole su Shoah e Memoria, crediamo infatti che occorra cercare di perpetuare il senso vero di questo giorno.
Esiste infatti una problematica della relazione tra Storia e Memoria. La Shoah è ormai consegnata ai libri di Storia, al pari di altri avvenimenti del passato. Pochi testimoni sono rimasti a raccontarci la loro esperienza. Si potrebbe ipotizzare una Memoria cristallizzata nei libri, come un evento importante ma lontano nel tempo, da studiare al pari di qualsiasi altro capitolo di un libro scolastico, con il rischio di rendere distante il significato e la ragione vera per cui il Giorno della Memoria è stato istituito per legge.
E’ di enorme importanza che le nuove e future generazioni facciano proprio questo insegnamento nel modo più vivo e partecipato possibile, stimolando il dibattito, le domande, i “perché” indispensabili per la comprensione di quei tragici eventi.
Scriveva la filosofa Hannah Arendt, che il male non ha né profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. E’ una sfida al pensiero, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale.
La filosofa che forse più in profondità ha studiato le aberrazioni del nazismo, coniando quella ormai famosa espressione, “la banalità del male”, riferita a uno dei principali esecutori della Shoah, dà una definizione di tetra neutralità e ignavia a chi non pensa, a chi non riflette, a chi non ha idee proprie, a chi non dà valore e giudizio alle proprie azioni e alle loro conseguenze. La Arendt collega il “bene” direttamente al pensiero, fonte vitale di comprensione del mondo.
Favorendo noi una riflessione vivace nei ragazzi, renderemo forse il servizio migliore a questo Giorno che, per essere vissuto nel modo più autentico, necessita di un pensiero non statico, non nozionistico.
Occorre fornire alle nuove generazione gli strumenti, anche empirici, per riflettere su cosa l’umanità è stata in grado di fare, perché non accada mai più.
Questo, forse, è il senso più vero del Giorno della Memoria, ed è un bene prezioso per tutti.
Fortunatamente gli anni '40 sono molto lontani, ma ogni tanto, in qualche parte del mondo, riappaiono situazioni emblematiche, situazioni che sarebbe bene imparare a valutare non per quello che sono, ma per dove potrebbero condurre. Fenomeni come questo del sindaco di Treviso cosa possono significare ? Quella dell'intolleranza razziale è una strada in discesa e pericolosa, una strada che inizialmente può sembrare folcloristica, marginale, ma che in determinati momenti, specialmente di crisi economica, quando la rabbia popolare necessita di capri espiatori, rischia di portare verso destinazioni insospettabili e tragiche.
e ricordiamo che il giorno della memoria non riguarda solo gli ebrei, che pur furono di gran lunga le vittime più numerose, ma diverse altre etnie ed altri individui "scelti" per le loro convinzioni politiche e per le loro abitudini sessuali.
Come sempre i commenti sono, più che ben accetti, richiesti. Data tuttavia la delicatezza dell'argomento, mi riservo di non pubblicare tutti quelli che non si ispireranno ad un criterio di rigida correttezza. Grazie
domenica 24 gennaio 2010
Graziella Zelaschi si dimette
Mi giunge inaspettata la notizia delle dimissioni di Graziella Zelaschi da consigliera comunale.
Le ho chiesto se desiderava scrivere qualcosa in proposito sul blog per esporre le motivazioni.
Mi ha risposto:
Ho preso una decisione che si inquadra nel mio disegno iniziale, quello cioè di motivare i giovani e favorire la loro partecipazione alla vita sociale e culturale del Comune e del territorio in generale. La mia visione della Politica e dell'Amministrazione pubblica è sempre stata quella di sviluppare una dimensione educativa e progettuale a partire dal proprio contesto ambientale. Mi sostituisce Fabio Torlaschi, un giovane laureato in economia che saprà dare un positivo contributo al gruppo consiliare e ai lavori del Consiglio medesimo. Inoltre potrà svolgere una funzione di collegamento con l'Associazione Giovani Oltre che sta muovendo i primi passi. E' sotto gli occhi di tutti la necessità di avviare un'azione di approfondimento per tutti gli aspetti della vita pubblica, a livello territoriale e nazionale e sono fiduciosa che proprio i giovani sapranno mettere in campo idee e proposte per il miglioramento della vita comunitaria e per lo sviluppo della nostra terra.
Le ho chiesto se desiderava scrivere qualcosa in proposito sul blog per esporre le motivazioni.
Mi ha risposto:
Ho preso una decisione che si inquadra nel mio disegno iniziale, quello cioè di motivare i giovani e favorire la loro partecipazione alla vita sociale e culturale del Comune e del territorio in generale. La mia visione della Politica e dell'Amministrazione pubblica è sempre stata quella di sviluppare una dimensione educativa e progettuale a partire dal proprio contesto ambientale. Mi sostituisce Fabio Torlaschi, un giovane laureato in economia che saprà dare un positivo contributo al gruppo consiliare e ai lavori del Consiglio medesimo. Inoltre potrà svolgere una funzione di collegamento con l'Associazione Giovani Oltre che sta muovendo i primi passi. E' sotto gli occhi di tutti la necessità di avviare un'azione di approfondimento per tutti gli aspetti della vita pubblica, a livello territoriale e nazionale e sono fiduciosa che proprio i giovani sapranno mettere in campo idee e proposte per il miglioramento della vita comunitaria e per lo sviluppo della nostra terra.
sabato 23 gennaio 2010
Ricordiamo sempre Haiti
I vari post che si succedono fanno sempre più indietreggiare ciò che ho scritto su Haiti.
Questo non deve consentirci tuttavia di dimenticare: il nostro concreto impegno deve ancora materialmente concretizzarsi.
Questo non deve consentirci tuttavia di dimenticare: il nostro concreto impegno deve ancora materialmente concretizzarsi.
E il "miracolo" arriva a compimento ?
Scrivevo nel maggio 2008 di un miracolo.
Sfruttando la necessità di un allargamento della nostra casa di riposo, veniva ceduto alla stessa un appezzamento di terreno confinante NON EDIFICABILE di 2.500 mq, parte di un lotto di totali 6.600 mq, TUTTI NON EDIFICABILI. Dove sta il miracolo ? Nel fatto che il proprietario del terreno cedeva a prezzo di favore i 2.500 mq, ma si vedeva diventare EDIFICABILI i restanti 4.000. Prima il terreno (tutti i 6.600 mq) valeva circa 33.000 euro, ora i soli residui 4.000 ne valgono più di 300.000. Sbaglio i conti o è stato un vero miracolo ? Chi c'è dietro ? E' stato tutto regolare ? E' sempre proprietaria la stessa persona che lo era quando il terreno era non edificabile o è cambiato qualcosa ? Risponde al vero che si è in procinto di costruire una quindicina di villette ? Miracolo, miracolissimo: un terreno agricolo di 6.500 metri quandri, buono per far pascolare un centinaio di pecore, solo con il sacrificio di un pezzetto per la casa di riposo, diventa una lottizzazione da 15 villette ? Spero caldamente che la nuova amministrazione voglia esaminare bene la faccenda e prendere, se ne ricorresse il caso, i dovuti provvedimenti.
Sfruttando la necessità di un allargamento della nostra casa di riposo, veniva ceduto alla stessa un appezzamento di terreno confinante NON EDIFICABILE di 2.500 mq, parte di un lotto di totali 6.600 mq, TUTTI NON EDIFICABILI. Dove sta il miracolo ? Nel fatto che il proprietario del terreno cedeva a prezzo di favore i 2.500 mq, ma si vedeva diventare EDIFICABILI i restanti 4.000. Prima il terreno (tutti i 6.600 mq) valeva circa 33.000 euro, ora i soli residui 4.000 ne valgono più di 300.000. Sbaglio i conti o è stato un vero miracolo ? Chi c'è dietro ? E' stato tutto regolare ? E' sempre proprietaria la stessa persona che lo era quando il terreno era non edificabile o è cambiato qualcosa ? Risponde al vero che si è in procinto di costruire una quindicina di villette ? Miracolo, miracolissimo: un terreno agricolo di 6.500 metri quandri, buono per far pascolare un centinaio di pecore, solo con il sacrificio di un pezzetto per la casa di riposo, diventa una lottizzazione da 15 villette ? Spero caldamente che la nuova amministrazione voglia esaminare bene la faccenda e prendere, se ne ricorresse il caso, i dovuti provvedimenti.
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